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Matteo di lotta e di governo. Il caffè del 22

 

“Il voto europeo preoccupa i mercati”, scrive il Sole24Ore. Ma non mi dire! Hitler e Stalin, gufi e sciacalli, tribunale del popolo, decide tutto la rete, e poi Expo e un ex ministro (Scaiola) forse accusato dell’omicidio per omissione di un giuslavorista ammazzato dalle Br. Uno spettacolo di così grande fiducia in noi stessi… e, guarda un po’, chi è abituato a far soldi con la sfiducia ne sta approfittando!

Scrive Antonio Polito. sul Corriere, “Come farsi del male (e tanto) da soli”. Secondo me, ci facciamo del male almeno da 4 anni, da quando, cioè, intellettuali e giornalisti “terzisti” prima hanno giustificato la rete di protezione che Napolitano disegnava intorno al governo Berlusconi (per il bene, impagabile, della stabilità, si capisce!), poi applaudito il governo “europeo” di Monti, esecrato il tentativo Bersani di formare un governo senza una solida maggioranza in Senato, trovato infine inevitabile e geniale che Napolitano tornasse al Quirinale e che si desse vita a un governo delle larghe intese, guidato da Letta e Alfano. Con politiche siffatte non si è risanato nulla, molta spazzatura è finita sotto il tappeto. Ora è troppa e rischia di tracimare.

Repubblica fa un titolo in prima pagina, “Ecco il piano Renzi per il semestre Ue”, ma il titolo vero lo si trova forse in seconda “Renzi, il Pd avrà più voti (ma) sotto il 30 per cento non è sconfitta”. Quanto al piano per l’Europa:  pagine 3 e 4 “Basta rigore cieco, sì alla crescita”, “Paura dell’instabilità, lo spread vola a 200”. Un premier, dunque, che mette le mani avanti e ripete che il risultato delle Europee non inciderà sulla stabilità del suo governo. Sa che non è del tutto vero, vista la nevrosi che contagia il Paese, ma fa bene a dirlo.

Se Renzi premier affida a Repubblica i suoi stati d’animo, Renzi politico e segretario del Pd concede un’intervista televisiva al fattoquotidiano.it  Intervista a più voci, con Antonio Padellaro,Parco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo), di cui Wanda Marra offre oggi una sintesi sul giornale in edicola. “Il risultato (delle elezioni) vi stupirà (anche se) abbiamo scelto di non mettere il nome Renzi nel simbolo, che avrebbe significato due punti in più”. Poi Renzi pone l’asticella su cui misurare il risultato: “Avrò vinto le elezioni se il Pd sarà il primo raggruppamento. E avrò perso se avrò preso meno voti di Bersani e Franceschini”.

Perché vuole il Daspo per i condannati e poi volete fare le riforme costituzionali con Berlusconi? “Nell’intervista al Fatto di Capodanno -ricorda Renzi- rilanciai l’accordo con Beppe Grillo, proponendo di fare le riforme con lui, e la sua risposta fu – diciamo – indecente”. Il Fatto consente che, dopo il rifiuto di Grillo, era ragionevole cercare l’intesa sulla legge elettorale con chiunque fosse disponibile, ma osserva come non fosse necessario né opportuno provare a riformare la Costituzione con il pregiudicato. Renzi prova a minimizzare: “Stiamo parlando non del presidenzialismo o della forma del governo, ma del Cnel, del Senato, del Titolo V”. E aggiunge due cose di particolare interesse.

“Sul Senato – dice – le discussioni in corso sono veramente marginali: stiamo discutendo se una parte dei suoi membri debbano essere eletti dalle Regioni o indicati dai consiglieri regionali”. Naturalmente non sono d’accordo che la questione sia marginale. Un Senato eletto, sia pure in uno con i consiglieri regionali, può svolgere la funzione di controllo e garanzia su tutto ciò che riguarda Costituzione, nomine di rilevanza costituzionali, trattati internazionali, diritti inalienabili del cittadino. Ma mi chiedo: se Renzi riteneva marginale la questione, perché mai ha esposto il governo a una figuraccia in Senato chiedendo il voto su di un testo che ne prevedeva la trasformazione in dopo lavoro per sindaci e governatori? Solo per compiacere la Boschi?

Legge elettorale. Lei – chiede il Fatto – era per le preferenze e i collegi uninominali ma sta facendo una legge totalmente diversa. Renzi risponde: “Sono ancora a favore di preferenze e collegi uninominali. Ma la legge che si può fare ha determinate caratteristiche. Io ritengo una priorità il ballottaggio”. Dunque, il premio di coalizione al 37% (di cui Berlusconi ha bisogno per continuare a sognare la vittoria in uno con il “traditore” Alfano) e le 3 soglie di sbarramento contro i minori, non sono – per Renzi – essenziali? Se fosse così, in Senato si potrebbe forse varare una legge elettorale meno ignobile (contando sul voto di SEL e degli ex 5 Stelle, del Nuovo Centro Destra, di quel che resta del centro di Monti e forse persino della Lega) senza dover subire per forza il ricatto di Verdini. Vedremo dopo il voto.

Da corradinomineo.it

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