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Beppe e Bruno, l’Italia com’era o come sarà? Il caffè del 20

 

L’evento mediatico del giorno è costituito, naturalmente, dal lungo faccia a faccia tra Grillo e Vespa. I giornali in edicola danno prova di prudenza: sanno che quel che appare non sempre è quel che resta. L’elettorato non è un pubblico senza pregiudizi che applaude la squadra che vince in campo. Talvolta quella che sembra incertezza, comunicazione inefficace, serve a esaltare i già convinti o apre una breccia tra i dubbiosi. Repubblica ha visto un Grillo che “Da Vespa abbassa i toni”. Grasso sul Corriere scrive: “Grillo è costretto a fare un mini comizio, un po’ per volontà sua, un po’ per le domande incalzanti del conduttore. Se interrotto, è meno efficace”. Secondo la Stampa, “È stata l’ennesima metamorfosi (grillina), da insurrezionalista a nazional popolare, dall’urlo alla modalità-Fantastico”.
Io ho visto un Vespa sicuro e paterno, per niente a disagio con il “tu” che Grillo gli aveva imposto, pronto a ripetergli “bevi, rilassati…e poi rispondi”. Grillo, all’inizio in piedi, m’era piuttosto efficace, si diceva “emozionato” di essere di nuovo in Rai (“la Rai d’un tempo, beninteso”), “sono venuto qua – spiegava – per parlare a chi ha un pregiudizio, per dire che non sono Hitler o Stalin. Noi siamo la rabbia buona”. Poi, da seduto, sia pure, come ha preteso, senza altri ospiti a disturbare il monologo, ma con Vespa che lo richiamava di continuo al dunque, m’è parso più di una volta in difficoltà. “Costretto ad abbassare i toni da comizio”, come scrive il Corriere, e non convincente quando pretendeva che loro, i 5 Stelle, sanno benissimo cosa fare, dopo “la vittoria sicura”.
“Governerete da soli? Quando, come? con il 51 per cento? L’Expo deve chiudere o no, e se sì questo non danneggia il Paese? Perché fai credere che basta un referendum per uscire dall’euro? Se Renzi prende più voti di te, che fai?”. Sono alcune delle domande a cui Beppe Grillo ha risposto buttando la palla in angolo, con il repertorio da piazza: “Prenderemo il 96 per cento. L’Expo era una cosa bella ma ora è mafia. Ci sono le stampanti 3D, cambieremo tutto. Loro stanno svendendo l’Italia, noi ce la riprenderemo. Renzi è già finito, vittima della lupara bianca”. Tutto e niente. Al dunque la sua unica risposta era sempre uguale: tutti ladri, solo noi onesti. Declinata in molte varianti: “la rivoluzione è mettere in ogni posto una persona onesta” (si capisce che i soli che possano dirsi tali sono i ragazzi a 5 stelle). “Oggi un’associazione a delinquere ha dentro un politico, un giornalista, un magistrato, un imprenditore…e magari manco persino il delinquente!” Prosit.
So bene che la serata di ieri, come il rumore molesto del Grillo che riesuma Hitler e Stalin e parla di mafia come se fosse un’inezia di fronte ai crimini del potere, so bene che tutto questo è il risultato di una lunga sospensione della nostra democrazia. Berlusconi era cotto già nel 2008, perduto dietro le sue ossessioni mentre il capitalismo si impallava per la crisi più grave. Avremmo dovuto liberarcene, ma la sinistra ha avuto paura e Napolitano si è frapposto. Ricordo i governi Monti e Letta, tutti dentro una anacronistica logica delle compatibilità, dettata dall’Europa neo liberista, e ricordo le elezioni dell’anno scorso con Bersani che esita ad attaccare a fondo Monti e così si carica il prezzo dei suoi errori. Nè dimentico i 101 che aprirono la strada alle larghe intese, e all’inevitabile conventio ad escludendum, non tanto di Grillo, ma di quei milioni di cittadini che l’avevano votato non potendone più. Penso, infine, che Renzi non avrebbe dovuto accettare di andare al governo senza il conforto di un mandato popolare o non prima, almeno, che glielo chiedessero tutti, persino Letta, pregandolo di salvare il salvabile.
E tuttavia con questo vecchio attore elegante, che sputa insulti ma poi rientra nei ranghi, che presenta ai giornalisti il plastico del carcere in cui promette di rinchiudere l’intera classe dirigente, ma diventa timoroso ogni volta che gli scappa la parola “rivoluzione”, con Lui e con Casaleggio, l’Italia non andrà da nessuna parte. In definitiva sceglierà (sceglierebbe, se il fenomeno P5S non venisse ridimensionato dal voto) di girare la testa verso il passato e di rinunciare al futuro. Auguri ai nostri figli!

Da corradinomineo.it

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