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Bandiera arcobaleno riuscirà davvero a trionfare?

 

Un tweet in cui annunciava di essere a Sochi e “salutare con i colori della Rainbow alla faccia di Putin!” e una bandiera arcobaleno con la scritta “è ok essere gay”. Questa è stata la provocazione firmata da Vladimir Luxuria, ai Giochi Olimpici per realizzare un servizio per la trasmissione Le Iene. E tanto è bastato per violare la legge contro la propaganda omosessuale voluta lo scorso giugno dall’altro Vladimir. Parliamo ovviamente di Putin il presidente  e uomo forte di Russia, che non ha allentato la morsa omofoba neanche durante le gare.

L’ex parlamentare transgender è stata fermata dalla polizia e poi rilasciata. Le autorità locali, e in seguito anche quelle italiane, hanno smentito le voci secondo cui Luxuria sarebbe stata trattata brutalmente e isolata in una stanza con forti luci al neon puntate negli occhi. Le norme omofobe targate Cremlino hanno innescato violente polemiche alla vigilia di questi giochi e sono state il vero motivo di diserzione di tanti leader internazionali, tra questi non c’era l’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta.

Quasi ogni giorno gli organizzatori rassicurano dicendo che non sono in atto discriminazioni di nessun tipo e persino il presidente Putin si è esibito in un abbraccio, a favore di fotografi e telecamere, all’ atleta olandese lesbica dichiarata Ireen Wust. La protesta di Luxuria, una delle prime dall’inizio dell’Olimpiade, non sembra però essere stata accettata di buon grado. L’ex parlamentare questa sera si è ripresentata alla semifinale di hockey femminile tra Canada e Svizzera ed è stata bloccata di nuovo da poliziotti e agenti in borghese all’ingresso dello stadio Era vestita con i colori arcobaleno, era munita di regolare biglietto e pass.
Bandiera arcobaleno riuscirà davvero  a trionfare?

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