“Fuori l’omofobia e la transfobia da Palazzo Vecchio”. Manifestazione pubblica oggi a Firenze

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Domenica 19 Gennaio a Firenze si tiene la manifestazione “Fuori l’omofobia e la transfobia da Palazzo Vecchio” L’esigenza di manifestare nasce a causa del convegno, ospitato nelle sale del comune di Firenze, dell’associazione Le Manif Pour Tous  la quale, in nome dell’Articolo 21 della nostra Costituzione si esprime contestando i diritti acquisiti o da acquisire dei gay, trans, lesbiche ecc.  e per la conservazione del sesso biologico.
In molti paesi, come l’Iran, i gay vengono condannati a morte, in Nigeria da pochi giorni è stata approvata una legge repressiva contro gli omosessuali che prevede arresti e torture. In Russia Putin ha recentemente  varato una legge dove viene impedito anche il solo parlare dei diritti degli omosessuali.

Gli appartenenti de Le Manif Pour Tous (associazione nata in Franca ma che sta facendo proseliti in altri paesi) dicono di accettare l’omosessualità, ma contestano la proposta di Legge di Scalfarotto contro l’omofobia e la transfobia.  Le loro ragioni si rifanno ad una ipotetica minaccia di distruzione della famiglia intesa come nucleo dove i bambini devono avere come  riferimento una mamma e un papà. Nessuno studio serio ha mai dimostrato che i bambini  necessitino  di questo requisito per crescere sani e felici, le idee bigotte di associazioni come queste non fanno bene alla società e neanche ai bambini che potrebbero crescere discriminando le persone di diverso orientamento sessuale.

Altro timore di questa associazione è il cambiamento di sesso, questi signori si appellano alla natura che non può essere cambiata su desiderio della persona. Mi chiedo cosa ne sappiano loro delle infinite e non catalogabili varianti della natura, cosa ne sappiano loro del sentire, del desiderare di essere quello che si sogna essere.  A proposito di questo vorrei  ricordare il delicato film di Alain Berliner  La mia vita in rosa, questa pellicola parla di Ludovic un bambino di 7 anni che si sente una bambina e che sogna che Dio lo trasformi in una femmina.  In questa vicenda la famiglia del bambino è costretta ad affrontare le discriminazioni che arrivano da ogni ambiente a loro collegato. Alain Berlinier descrive magistralmente  sentimenti  che vanno dal senso di colpa alla confusione, dalla rabbia alla riscoperta dell’amore.  Questo bel film, dove la poesia e la sofferenza si combinano continuamente, si chiude con la piena accettazione di Ludovic da parte della sua famiglia e dei suoi amici.

E’ importante contrastare le ideologie che fomentano ogni tipo di discriminazione, probabilmente la storia di Ludovic è interamente frutto della fantasia, ma non faccio fatica a pensare a quanto questa, proprio per il sentire del bambino, non si discosti dalla realtà.

Ieri a  Genova si è suicidata Aurora una ragazza di soli 22 anni che anagraficamente rispondeva al nome di Luca ma che da sempre si era sentita donna e non vedeva l’ora di poterlo essere anche per la legge. Come molti anche Aurora cercava un lavoro, ma la sua apparenza era discordante con quello che stava scritto sui suoi documenti, motivo questo per cui veniva discriminata.

La transfobia non è solo nelle sterili ragioni di chi dice che è un “peccato” cambiare sesso, questa si nutre anche dei luoghi comuni che vorrebbero che le trans non abbiano altra scelta che la prostituzione o di darsi ad un certo tipo di cabaret. Sono poche le persone trans o transgender che riescono a collocarsi in un ambiente lavorativo, quelle poche che ci riescono è perché, per loro fortuna, hanno una famiglia che può supportarle economicamente.  Chi cerca una vita indipendente viene ostacolato spesso proprio dai servizi che dovrebbero aiutarli. E’ il caso di Elena di Firenze che non riuscendo a trovare lavoro si era rivolta all’amministrazione comunale che aveva girato la sua richiesta all’Assessorato delle Politiche Sociali. L’unica risposta ricevuta da Elena fu una telefonata da parte dalla Caritas che le offriva un supporto psicologico presso il Centro di Ascolto.  Elena è diplomata, conosce 4 lingue ma fatica a trovare lavoro anche nelle cooperative di pulizie. Spesso è stata contattata da persone che le promettevano uno sbocco lavorativo dopo la frequenza di corsi a pagamento a suo carico, sbocco lavorativo che non c’è mai stato. Nei rari periodi in cui è riuscita a svolgere un’attività lavorativa è stata sottoposta a discriminazioni da parte dei suoi colleghi,  tant’è che a causa di queste è stata allontanata. Si è rivolta anche al centro per l’impiego scoprendo poi che gli stessi operatori del centro cestinavano il suo curriculum senza mai farlo pervenire a chi poteva essere interessato ad offrirle un lavoro.

La discriminazione va contrastata con parole e azioni, aprire il mondo del lavoro a tutti è un atto di civiltà dovuto, dal momento che ogni cittadino ha dei doveri verso la società dovrebbe usufruire  anche degli stessi diritti.


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