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A Silvio! Un caffè prima della decadenza

 

Nella sequenza finale di Monsier Verdoux, Charlie Chaplin si avvia verso la fine a passo svelto. Gli offrono un cognac. “Grazie, sono astemio”. Poi riflette: “Perché no?”. Ognuno va al patibolo come crede. Silvio Berlusconi ha scelto di gridare ancora una volta la sua innocenza, “sono un cittadino esemplare”; e di maledire chi lo caccerà dal Senato “Non assumetevi una responsabilità che graverebbe per sempre sulla vostra immagine, sulla vostra storia personale, sulle vostre coscienze”.

“L’ultima battaglia di Berlusconi” titola il Corriere. “Salvatemi o vi pentirete”, Repubblica. “Ultimo appello del condannato B. prima della forca parlamentare” scrive il Foglio. Il Fatto invece: “Berlusconi è disperato: chiede aiuto ai 5 Stelle”.  Ai 5 Stelle, con una singolare sviolinata “Molti di voi – ne sono certo – sono animati da una autentica passione politica e da un sincero amore per l’Italia”. Ma anche ai senatori del Pd: “Noi e voi siamo avversari politici, ma non per questo dovrebbe venir meno il rispetto reciproco come persone che hanno una dignità e come cittadini che hanno dei diritti.”

Io l’ho sempre rispettata, caro Berlusconi. Ho sempre provato fastidio per le caricature che tanti soloni, impotenti e supponenti, le appiccicavano addosso. Penso che Lei abbia avuto successo evocando un’Italia vera e nascosta, un’Italia stufa di dover convivere con sindacati potenti, con troppe regole e tante tasse, con la retorica istituzionale che la sinistra spandeva a suo (presunto) vantaggio. Le riconosco il merito di aver fatto sognare tanti italiani poveri, illudendoli che successo e ricchezza fossero anche alla loro portata. (“Che bel sorriso! Che profilo! Lei non finisce qui. Chissà chi era suo padre! Cento lire!”, Vittorio de Sica, Miracolo a Milano). E credo che Lei abbia fatto molto per la destra politica, promuovendo postfascisti, leghisti, avvocati penalisti e venditori pubblicitari, fin quasi a farli diventare un partito. La sinistra ha sempre perso contro di lei (anche quando si è illusa di aver prevalso) non perché non sapesse “comunicare”, ma perché non aveva una proposta all’altezza della sfida. Lei, Berlusconi, ha conquistato l’anima dell’Italia legittimamente. E a nulla serve rimpiangere di non aver denunciato a suo tempo il monumentale conflitto d’interessi che Ella si portava dietro.

Proprio per questo, per non averla mai sottovalutata, voterò la Sua Decadenza sans état d’āme, come direbbero in Francia. Perché Lei ha perso la sua battaglia. Non ha capito la crisi (ricorda i lazzi sui ristoranti pieni?), è stato sbeffeggiato dai suoi alleati in Europa (Merkel e Sarkozy), e salvato dal patibolo elettorale da un “comunista” italiano (il presidente Napolitano). Chi perde lascia. Potrei citarle de Gaulle – che si ritirò solo per aver perso un referendum senza importanza, o Nixon dopo Watergate. Potrei ricordarle Schröder, passato dalla Cancelleria a Gazprom, e Blair, da Downing Street a sotto le lenzuola di Wendi Deng, già moglie di Murdoch.

Ancora di più, Lei ha perso il diritto di restare al Senato perché le sue “marachelle” sono emerse al gran giorno. È stato condannato per frode fiscale dopo tre gradi di giudizio. Ed è penoso che ora ne chieda un quarto e un quinto. Ha definito “santo”, un mafioso amico e sodale degli assassini di Falcone, Borsellino e Livatino. Ha telefonato in Questura, quando era presidente del consiglio, per raccomandare una minorenne che le era troppo vicina e raccontando una palla stellare, che la riteneva nipote di Mubarak.

Caro Silvio, per molto meno si va a casa. Lei forse considera tutto ciò ipocrita, ma è su questa ipocrisia che si fonda la democrazia in Occidente. Se nel giorno in cui, fasciata da un vestito di lamé, sussurrò al microfono “Happy Birthday Mr President”, i tabloid avessero prodotto la prova che Marilyn Monroe era l’amante di John Kennedy, Jacqueline non sarebbe andata con lui a Dallas, e non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di sparargli, perché il Presidente della Nuova Frontiera si sarebbe dovuto dimettere.

Così va il mondo. Su di una sola cosa concordo con lei. Alcuni degli avversari dovranno spiegarsi. Dovranno dire come mai solo per mandarla a casa si ritenga legittimo ricorrere a una maggioranza alternativa, che va da un pezzo di Scelta Civica fino ai 5 Stelle, passando per Pd e Sel. Dovranno spiegarci perché la stessa maggioranza sia stata, invece, ritenuta “irresponsabile” quando si trattava di far dimettere la Cancellieri o di censurare Alfano per l’affare kazaco, o ancora di votare la mozione Giachetti per abrogare il Porcellum. Già, perché? Ieri il gruppo Pd del Senato ha deciso che solo il Presidente dei senatori Zanda debba prendere la parola, in aula, sulla decadenza. Speriamo che parli di politica e non si nasconda dietro argomenti solo tecnici, nel tentativo, vano, di difendere l’indifendibile, e cioè la pazzia quirinalizia delle larghe intese.

Da corradinomineo.it

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