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Minacce di morte ad un giornalista qualunque

 

Antonio Loconte (nella foto) è un “giornalista di strada”. In tutti i sensi perché rompiscatole e precario da sempre. Professionista dal 2003 lavora a Bari, ma lavora è una parola grossa quando si ha alle spalle un percorso fatto di volontariato, contratti a tempo determinato per poche lire a servizio, illusioni di assunzioni, licenziamenti immotivati e cause aperte. La sua esperienza a Tele Norba, da dove è stato cacciato dopo essere stato per otto anni uno degli inviati del capoluogo pugliese, è raccontata in un libro di successo, “Senza Paracadute”. Leggetelo, ritrae una realtà molto diversa da quella del giornalista eroico e romantico che il cinema e i serial televisivi da anni ci propongono.

Oggi Antonio Loconte dirige il Quotidiano Italiano, un giornale online che si occupa di cronaca e di politica locale e che con pochi collaboratori (praticamente gratis), tanta buona volontà e molto mestiere raggiunge oltre 10mila contatti giornalieri. Lo stile è diretto e senza sconti, ma soprattutto le denunce sono sempre documentate e approfondite. L’ultima, pubblicata su Bari Ilquotidianoitaliano.it, partita ormai un anno fa – ma esplosa l’estate scorsa – sulle inefficienze e gli sprechi del servizio sanitario del 118, sta agitando gli ambienti politici e associativi di Bari e della Regione Puglia. Tanto “politicamente scorretta” da aver provocato al direttore Antonio Loconte una lettera minatoria: l’indirizzo è scritto a mano, una frase composta con ritagli di giornale: 118 Loconte morto che cammina. “Se siamo arrivati a questo, allora siamo sulla buona strada, dice Antonio Loconte, ma poi ammette: “Mi ha fatto stare male solo il fatto che quando ho aperto la cassetta delle lettere e poi la busta con le minacce, mia moglie era accanto a me con nostro figlio di 4 mesi in braccio. Lei non l’ha presa come me….”. La lettera minatoria è stata consegnata alla magistratura per avviare le indagini del caso.

L’inchiesta è partita a novembre del 2012 dalla denuncia di un soccorritore del 118 barese contro lo strapotere di alcune associazioni di pseudo volontariato, che gestiscono il servizio di emergenza-urgenza per conto dell’Asl di Bari. Pugliesi attenzione, se vi sentite male e avete bisogno di un’ambulanza, la vostra vita potrebbe essere in pericolo, è in estrema sintesi il contenuto della denuncia. Tutte le puntate dell’inchiesta le potete leggere e vedere sul sito: http://bari.ilquotidianoitaliano.it/

Lacune, abusi, sperpero di denaro pubblico. A sentire alcuni soccorritori un autentico far west nonostante il 118 barese in passato sia già finito nel mirino dei magistrati. Indice puntato contro ambulanze vecchie e fuori norma con migliaia di chilometri oltre la soglia prevista dalle convenzioni, volontari in realtà dipendenti sfruttati a 500 euro al mese e, in molti casi, privi della indispensabile formazione professionale, pagati con i buoni pasto con arretrati risalenti anche al febbraio 2102, presidenti di associazioni abili ad intascare soldi pubblici, ambulanze medicalizzate senza infermieri a bordo. Un servizio mostra come in certi casi i soccorritori del 118 chiedano soldi ad anziani, malati e disabili trasportati sulle ambulanze : tra i 40 ai 140 euro andata e ritorno, trasporto in ascensore compreso, ovviamente la ricevuta non è prevista. Associazioni con sede legale nella casa del presidente, che ti riceve in un bar se gli chiedi un appuntamento. “Una situazione ingestibile” ha ammesso il coordinatore del 118 di Bari e Provincia, il dottor Marco De Giosa: “Mi dimetto, questo non è più volontariato, altrimenti non si spiega perché ogni associazione è alla ricerca continua di postazioni aggiuntive, facendo le scarpe ad altri che fanno volontariato nel vero senso della parola. Evidentemente ci sta un utile di ritorno: questi rimborsi che noi forniamo dalla Regione Puglia a mio parere sono sovrastimati”. Lo stesso De Giosa ha ammesso che, secondo i suoi calcoli “nelle tasche dei presidenti della associazioni restano 6mila euro al mese per ciascuna postazione del 118”. “Denunce gravissime” ha ammesso l’assessore regionale alla Sanità Elena Gentile, che ha disposto un vertice con tutti i direttori generali delle Asl Pugliesi, i cui risultati non sono ancora a tutt’oggi noti. Nell’attesa l’inchiesta del Quotidiano Italiano Bari ha collezionato nuove puntate e altre testimonianze. Alcuni infermieri delle ambulanze non hanno i requisiti e gli attestati necessari: un funzionario regionale ha ammesso nel corso di una lunga intervista di aver segnalato mezzi e personale non autorizzato, che i consorzi di alcune associazioni di volontariato, gestiscono come cartelli monopolistici il mercato delle associazioni abilitate, escludendo chi non ne fa parte anche se più affidabili ed efficienti. La Procura ha aperto un’inchiesta e la Guardia di finanza sta acquisendo documenti.

“In questi anni sono stati presentati una montagna di esposti che da soli basterebbero a dare lavoro a tutti i giudici del tribunale di Bari, racconta Antonio Loconte. Tra l’altro io ho denunciato qualche mese fa ai Nas alcune irregolarità e la Digos ha acquisito la lettera minatoria, che è stata data alla scientifica. Ovviamente non so a che punto siano le indagini. La settimana scorsa il presidente dell’Oer, l’associazione che gestisce tre postazioni del 118 a Bari, è stato arrestato con l’accusa gravissima di aver partecipato all’assalto armato a un furgone portavalori a Ortona, in provincia di Chieti, il 7 novembre del 2011. Certo, si tratta di circostanze da approfondire, ma è chiaro come questo possa aver scosso l’intero ambiente. Le minacce di morte hanno cominciato ad assumere un connotato inquietante. La Commissione regionale Sanità, nella quale avrebbero dovuto ascoltarmi insieme all’assessore Gentile – come richiesto da alcuni consiglieri del centrodestra subito dopo le minacce – non è ancora stata convocata. In fin dei conti il 118 è uno straordinario bacino elettorale ed è peccato mortale scontentare qualcuno, soprattutto i presidenti delle associazioni di volontariato. I medici precari del 118 sono in stato di agitazione perché, tra le voci di riordino, c’è addirittura quella che vorrebbe diversi di loro licenziati, depotenziando ulteriormente il servizio, affidato totalmente ai volontari senza medici.”
Se le minacce di morte non arrivano a un giornalista quotato, di un quotidiano quotato, non sono meritevoli di attenzione.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti pugliese assiste in silenzio, solo tre consiglieri hanno espresso privatamente ad Antonio Loconte la propria solidarietà. “Probabilmente la solidarietà in questi casi non è inclusa nel pacchetto previsto con il pagamento regolare della quota annuale di iscrizione o, ancora peggio, non è prevista se scrivi per una testata online, ha scritto il giornalista. La dignità non è solo contributiva, ma anche professionale, soprattutto se arriva da un network online senza contributi, senza sponsor, padroni e purtroppo ancora senza pubblicità nonostante le oltre 500mila visualizzazioni dell’ultimo trimestre. La solidarietà in questo caso va data non alla persona singola, ma all’intera redazione. Caro presidente, il silenzio – diceva qualcuno – vale più di mille parole. Quanto vale in questo caso quello dell’Ordine dei giornalisti?”

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