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Dopo le lacrime e il lutto, la beffa

 

Dopo le lacrime e il lutto, la beffa. I 155 migranti di Lampedusa sopravvissuti sono indagati per clandestinità. Un atto dovuto si affretta a dire il PM di Agrigento titolare dell’indagine. Sarà, ma questo atto dovuto è indegno di un paese civile. Ancora non sono stati recuperati tutti i corpi intrappolati dentro e sotto il relitto colato a picco. Ancora non sono state sepolte o restituite alle famiglie le salme. Ancora i vivi non sanno cosa ne sarà di loro, del loro presente e del loro futuro. Ma un cosa è certa. l’Italia li indaga per il reato di clandestinità. Un reato odioso perché non punisce un azione ma una condizione. Un reato odioso che è ora di cancellare dal nostro codice penale.
Mentre il mare culla i nuovi morti che si sono aggiunti alle migliaia che in questi anni sono stati accolti dal Mediterraneo, diventato un cimitero liquido, la politica e i politici hanno ripreso il teatrino di sempre. E viene voglia di chiedersi se l’Italia sarà mai più capace di una discussione alta sulle politiche migratorie.
I morti di ieri ci dicono che non sono i respingimenti la strada giusta, come non lo è la criminalizzazione della povertà o della speranza e neanche quella della solidarietà. La legge Bossi-Fini va cambiata, subito. Senza farne una battaglia di bandiera, ma in nome degli uomini, delle donne e dei bambini che cercano un futuro nel nord del mondo e di quelli che sono morti nel tentativo.

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