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FORUM ARTICOLO21 – La sfida per i giornalisti resta quella di raccontare tutto ciò con i propri occhi

 

Non e’ solo la politica, nella televisione di oggi, che manda i videomessaggi. Ogni mattina i cronisti, ad esempio, trovano nei loro computer le immagini delle operazioni condotte durante la notte da carabinieri, polizia, guardia di finanza e vigili del fuoco. Immagini di cui – evidentemente – nessun telegiornale può fare a meno. E se qualche telespettatore avesse dei dubbi sulla loro origine “a denominazione controllata” c’e’ sempre il logo ben in vista a ricordarlo …

I siti internet di camera e senato provvedono da tempo a fornire lo “streaming” delle sedute in aula e nelle commissioni. I telecineoperatori delle forze armate documentano le missioni militari italiane all’estero. Nelle redazioni soldi per le trasferte ce ne sono sempre di meno, mentre di immagini fresche (soprattutto se offerte gratuitamente….), in un ciclo di lavoro che si avvicina ormai per tutti alle 24 ore su 24, c’e’ sempre bisogno. Prima di dare luogo ad equivoci: non sto mettendo in dubbio l’autenticità di queste immagini. E nemmeno la correttezza e la capacità professionale di chi le realizza e le mette in circolazione. Il dubbio e’ un altro: se queste immagini possano bastare, da sole, a documentare certe realtà. E’ normale che i servizi su determinate aziende – ad esempio – si facciano unicamente con i video forniti dai relativi uffici stampa ? E’ evidente che di un nuovo film puoi parlare esclusivamente con le clip messe a disposizione dalla produzione ma e’ opportuno fare la stessa cosa con un nuovo leader politico ?

Durante la campagna per le presidenziali francesi del 2012, che ho seguito come corrispondente da Parigi, tutti i comizi di Hollande e Sarkozy erano prodotti – per la tv – direttamente dai loro partiti. Le immagini erano talmente spettacolari, e lo spiegamento di mezzi cosi’ consistente, che nessuna televisione (soprattutto quelle All news, ed in Francia ce ne sono tre, ferocemente in concorrenza fra loro) poteva fare a meno di metterle in onda. Ma mettendo ben in evidenza la loro origine. Su cui qualche spettatore piu’ smaliziato, del resto, non poteva avere dubbi: la regia staccava sempre su appassionati sostenitori. Nel pubblico non si vedeva mai uno sbadiglio, o qualche segno di distrazione.

Gli esempi potrebbero essere tanti (nessuno puo’ lamentarsi della carenza di immagini sulla guerra in Siria, solo che sono quasi esclusivamente prodotte dai belligeranti ….) Ed il discorso arrivare lontano. Oppure ripartire, da lontano. A gennaio del 2014 la Rai celebrerà il sessantesimo anniversario dell’inizio delle sue trasmissioni. E chissà se ci sarà il tempo – però – di ricordare un altro evento, avvenuto dieci anni dopo, sempre a gennaio. Vale a dire il viaggio di Paolo Sesto a Gerusalemme, nel 1964. C’e’ un fantastico documentario che ne ricostruisce il dietro le quinte, dal titolo “ordine del giorno: terrasanta” e si può facilmente rivedere su you tube (“http://www.youtube.com/watch?v=0jh8-izhcyy” ). Racconta di una straordinaria avventura umana e professionale (in Israele non esisteva ancora la televisione, tutti i mezzi necessari furono fatti partire dall’Italia a bordo di un’unita’ della marina militare). Ma – soprattutto – di una profonda passione per raccontare al mondo quello che non si era mai visto prima, vale a dire una visita all’estero del papa.

Oggi perfino il vaticano ha la sua televisione, che mette a disposizione dei network di tutto il pianeta le immagini ed i discorsi ufficiali di Francesco. Ma resta da raccontare (e non e’ poco…) L’effetto che fanno in chi li ascolta. In un numero incredibile di posti (anche in Italia) dove una telecamera non e’ ancora arrivata. Dove ci sono persone che fanno cose importanti ma non si sono dotate di un ufficio stampa o di un service per documentarlo. Credo che la sfida per i giornalisti, innanzitutto quelli del servizio pubblico, resti quella di raccontare tutto ciò con i propri occhi, con mezzi autonomi. Che la tecnologia ha certamente reso più leggeri e meno costosi. Pure qui nessun equivoco, alcuna nostalgia del passato. Ma piuttosto la riscoperta di uno spirito (quello di documentare un evento inedito, di essere sul luogo in cui accade, di vedere con i propri occhi) che nessun videomessaggio può contenere. Uno spirito che – dice lo speaker di quel documentario di 50 anni fa sul viaggio del papa – “ha reso più responsabile ma anche meno chiuso in private ambizioni il nostro lavoro”.

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