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“Santa ignoranza. Gli italiani, il pluralismo delle fedi, l’analfabetismo religioso”

 
Per far parlare dai media italiani di religioni “altre” dalla cattolica spesso occorre una motivazione. Una arriva ogni anno da quello che si può definire il più importante meeting del protestantesimo italiano: il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Dal 25 al 30 agosto nella capitale dei valdesi Torre Pellice (To), “la Ginevra italiana” come amava definirla Edmondo De Amicis, 180 delegati metà dei quali laici, da tutta Italia e dall’estero discutono in questi giorni di democrazia, regolamenti, trasparenza e laicità, temi divenuti per queste due chiese storiche una vera ossessione, oltre che uno stile di vita.
Lunedì 26 è intervenuta Cécile Kyenge (nella foto), ministra per l’integrazione con delega per il dialogo interreligioso. L’occasione è stata la serata pubblica presso il tempio valdese dal titolo: Santa ignoranza. Gli italiani, il pluralismo delle fedi, l’analfabetismo religioso. “Ho accolto con grande piacere l’invito della Tavola valdese da tempo impegnata sia per l’accoglienza degli immigrati che per la costruzione di importanti percorsi di integrazione all’interno di chiese sempre più multiculturali – ha dichiarato Kyenge –”. La ministra ha colto quest’occasione per risponedere agli attacchi ingnobili di questi mesi: “In questo luogo mi viene in mente questa frase: ‘ama il tuo prossimo come te stesso’. Eppure io sono stata attaccata, insultata e vivo tuttora continue provocazioni perchè io sono colpevole e credo che tutti oggi ci si debba interrogare. Sono colpevole di essere nera, sono colpevole di esere donna, sono colpevole di aver voluto parlare di cose semplici, sono colpevole di sessere nata all’estero, sono colpevole di essere nata in una famiglia che non ho scelto ma che è la mia famiglia poligamica, sono colpevole di tante altre cose e mi chiedo se tutti noi questa sera non dovremmo sentirci copevoli, oppure, se invece dovremmo essere i protagonisti di un cambiamento. Tocca a noi scegliere, tocca a noi capire da che parte vogliamo andare, tocca anoi capire se tutte queste provocazioni sono state indirizzate solo alla mia persona. Io ritengo che non sia così”.
Un onore per Bernardini “poter accogliere la ministra per quello che sta facendo per i diritti degli immigrati e per quello che rappresenta: una donna che sta compiendo il suo dovere con competenza e spirito istituzionale, reagendo con fermezza e dignità alle volgari provocazione razziste di cui è fatta oggetto”.
I valdesi, antesignani del protestantesimo, aderirono alla Riforma protestante avviata nel 1517 a Wittemberg da Martin Lutero. Valdo, mercante lionese, tra il 1170 ed il 1180 si fece interprete di un apostolato cristiano vissuto fra la gente, con semplicità e nella povertà, proprio come l’atro povero di quel tempo Francesco d’Assisi, ma il rifiuto categorico alla sottomissione dell’autorità ecclesiastica costò ai “poveri di Cristo” o di “Lione” la scomunica per eresia.
Senza addentrarci troppo nella tormentata storia di questo popolo-chiesa, si può senza dubbio affermare che malgrado le numerose traversie la comunità valdese sia oggi molto radicata nel tessuto sociale italiano, una chiesa considerata d’avanguardia da gran parte della società civile e intellettuale in materia di diritti e di libertà. “Ogni anno – rileva il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini – il Sinodo (organo esecutivo delle chiese metodiste e valdesi) dedica una parte dei suoi lavori ad esaminare temi che riguardano la società, come le questioni etiche e bioetiche, il tema delle famiglie “al plurale” e del loro riconoscimento; di violenza contro le donne e di femminicidio”. Quest’anno si affronterà anche il tema dell’omofobia prosegue Bernardini: “basti pensare alla scelta, votata nel 2010, della legittimità delle benedizioni delle coppie omosessuali”. In questo momento di profonda crisi non mancherà un’attenta riflessione anche sul tema del progressivo smantellamento dello Stato sociale in un paese sempre più milticultrale e multietnico.
L’otto per mille è l’altro tema centrale per i “sinodali” in discussione proprio in queste ore. Per la prima volta la Tavola valdese, attingendo alle quote non espresse, si troverà a gestire ben 37 milioni di euro, che i valdesi ci tengono a ribadire, non vengono utilizzati per le proprie spese di culto ma gestiti per conto dei contribuenti italiani in opere sociali, culturali e assistenziali in Italia e all’estero: “tenendo presente – chiosa Bernardini – i nostri 30mila membri di chiesa, significa che il lavoro di trasparenza e tracciabilità della ripartizione dei fondi sta dando davvero i suoi frutti”.
Al Sinodo è intervenuto, in apertura, il presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della Cei, Monsignor Mansueto Bianchi. Al culto inaugurale di domenica, affidato alla pastora Maria Bonafede, sono stati consacrati al ministero pastorale Rosario Confessore e Marco Fornerone e al ministero diaconale, Nataly Plavan.

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