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L’Italia sempre peggio in Europa

 

Questi ultimi giorni di agosto avrebbero potuto essere in astratto  propizie per le riflessioni per gli amministratori come per i politici che lavorano nella capitale di fronte alle notizie preoccupanti che arrivano dall’Europa, in modo particolare dalle ultime ricerche internazionali sulla competitività tra i paesi del vecchio continente. Ma la politica italiana sembra non lasciare, neppure questa volta,  il tempo di riflettere giacché la condanna definitiva di Berlusconi e la sua scelta, subito accettata dai dirigenti del PDL,rischia nei prossimi giorni di porre il governo Letta e il Partito democratico  di fronte all’impossibile scelta tra applicare legge e costituzione repubblicana, votando quindi  per la decadenza del Cavaliere dal seggio senatoriale e subire il crollo dell’esecutivo o votare contro leggi e costituzione oltre che contro la propria coscienza e prolungare le “larghe intese”.Una scelta impossibile che il presidente del Consiglio,come il partito da cui proviene,hanno a ragione già rifiutato di compiere con le reazioni già dette di Berlusconi e dei suoi seguaci. Resta il fatto che una riflessione sarebbe necessaria di fronte a quello che significa lo scivolare sempre maggiore del nostro paese di fronte a parametri che sono al centro(o dovrebbero esserlo) di quella che oggi si definisce la “competitività globale” che vede già da anni l’Italia fanalino di coda nel continente europeo rispetto alla competi-tività globale intesa come forza della propria economia,agli standard  di vita,alla creatività economica,agli indici di capacità tecnologica e si potrebbe continuare con altri indici indicati nelle ricerche sociali. L’ultima ricerca di cui si è avuta notizia ,di cui soltanto un quotidiano ha dato notizia per ora,si basa su undici parametri chiave che includono la qualità delle istituzioni,la stabilità macroeconomica,il livello delle infrastrutture,la qualità della vita associata come scuola e salute,l’efficienza del mercato del lavoro,quindi l’innovazione,la fertilità tecnologica e la sofisticazione del business. La ricerca,compiuta da ricercatori dell’Unione Europea,pone al primo posto tra le aree metropolitane la regione olandese di Utrecht in Olanda,seguita dall’area della grande Londra,dal Berkshire inglese,da Stoccolma e ancora dal distretto britannico del Surrey. Ma la notizia che ci riguarda direttamente è che la regione Lombardia, che era tra le prime cento,è precipitata al 128 posto. Del resto, nessuna delle regioni italiane sono state giudicate positivamente:l’Emilia Romagna è al 141 posto,il Lazio al 143 posto,la Liguria è al 146 posto,il   Piemonte al 152 posto,il Friuli al 157,il Veneto al 158,la Toscana al 160 posto. In  posti successivi si trovano tutte le altre regioni italiane con la Sicilia che è ultima(e la Calabria penultima).C hissà perché, direbbe qualcuno che non ha mai sentire parlare di fenomeni storici come quelli mafiosi(e ce ne sono ancora tanti,posso dire  per esperienza personale).

Ridicoli o grotteschi – lascio la scelta ai lettor i- mi sono parsi i commenti che i tre presidenti leghisti hanno rilasciato sulla ricerca europea. Hanno  detto in pieno accordo che il peggioramento delle nostre regioni  dipende dagli errori del governo Monti che pure ci sono stati anche a mio avviso ma che non possono spiegare mali  e problemi italiani che hanno origini antiche(come la mafia o la pubblica corruzione) e che non si possono addebitare soltanto agli ultimi anni.C erto il continuo peggiorare non ci permette di essere ottimisti e di pensare che l’Italia  possa cambiare se le nostre classi dirigenti non saranno in grado di cambiare e di rinnovarsi adeguatamente.

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