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La “malamusik” di Pietra Montecorvino

 

Pietra Montecorvino, scrive John Turturro nella presentazione del suo primo romanzo “Malamusik”, edito da Clean Edizioni con dvd allegato, è una donna <<unica nel suo genere, una persona autentica che non si lascia intimorire dal potere della realtà. E’ una narratrice, un’attrice>>.  Tutto vero, la Montecorvino è una Donna con la “D” maiusola, proprio come affermò il compianto Franco Lucà, fondatore del Folk Club di Torino, in una magnifica serata in cui fu proprio Pietra a dover cantare in occasione di un otto marzo sopra le righe.  Adesso, dopo, la musica la Montecorvino ci regala questo primo romanzo, composto da racconti uno diverso dall’altro che però, come stesso lei dichiara nella prefazione   <<vogliono raccontarla senza scrupoli o tabù>>. Ma dirò di più. Un’artista così vicina alla realtà non poteva allontanarsi da essa più di tanto. Ed ecco che al di là dei sogni, della follia, dell’amore l’artista partenopea lancia la sua proposta su come vorrebbe fosse Napoli, la sua città. Napoli, afferma la Montecorvino, dovrebbe avere delle scuole di musica, dovrebbe essere la città-modello delle scuole dell’arte, ma soprattutto di scuole per l’apprendimento dei ragazzi, di scuole, cioè, che vanno dai giovani senza attenderli tra le proprie mura. Una città che vada oltre lo stereotipo del sole, del mare o senza il solito bozzetto della monnezza. Ma la proposta continua, fino a richiedere un nuovo festival della canzone napoletana e ad affidare l’assessorato alla cultura ad un’artista. In anni in cui a Napoli si assiste a rivoluzioni annunciate, fallimenti politici che non hanno <<scassato>> nulla la provocazione della Montecorvino sarebbe da prendere in considerazione.

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