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Export e divario tra nord e sud in autunno

 

Passato il ferragosto con i conti molto negativi per le stazioni di villeggiatura e gli esercizi che vi lavorano, si guarda con attenzione – nelle piazze politiche e finanziarie – a due problemi soltanto in apparenza distanti l’uno dall’altro e ritornati in questa settimana di indubbia attualità anche se ancora pochi se ne sono accorti. Il  primo può sintetizzarsi nell’espressione che può definirsi come destino e futuro dell’euro. Il secondo che ci riguarda ancora più direttamente come italiani è la crescita del divario tra Nord e Sud nel nostro paese, destinato nei prossimi anni a rendere ancora più difficile la necessaria inversione della tendenza che dura da più di un secolo e mezzo.

Il primo dei problemi è stato oggetto di un editoriale dell’ultimo numero di Le Monde Diplomatique da parte dell’economista Frederic Lordon e dimostra con notevole chiarezza quali sono state le ragioni che hanno portato, molto prima di risolvere altri e maggiori problemi della costruzione europea, alla creazione dell’euro, alla centralità del catechismo neoliberista nell’opera-zione compiuta, all’egemonia tedesca impossibile da limitare e circoscrivere e dunque all’impossibilità  di passare dall’euro attuale a un euro riformato e progressista. Sulla base di una simile ricostruzione, peraltro non facile da mettere in dubbio o da scardinare, l’autore si chiede se non sia saggio pensare a  un’uscita dall’euro concertata e organizzata piuttosto che a subirla di fronte all’aggravarsi della crisi economica e a un ritorno caotico e negativo alle monete nazionali. Il problema richiederebbe  una trattazione sistematica dal punto di  vista anzitutto economico che qui non è possibile fare ma è  già importante porlo  apertamente come fa il mensile francese, indicando gli aspetti strutturali  e politici che ostacolano i progressi, pur ancora  possibili nella costruzione complessiva dell’Unione Europea, e segnalare i difetti di origine della costruzione che non riguardano soltanto la struttura economica ma anzitutto quella politica e istituzionale. Sarebbe grave – e Lordon lo mette in luce con chiarezza – pensare a ritorni disordinati e non organizzati da idee di fondo comuni – da parte dei vari paesi europei ma quello che sta succedendo fa pensare più a una simile soluzione che a quella ordinata e ben organizzata a cui ha in qualche modo alluso nel suo discorso l’autore dell’articolo.

Per quanto riguarda il secondo problema, ci sono almeno due aspetti che vanno sottolineati e che diventeranno di forte attualità politica con la ripresa di settembre. Il primo riguarda le previsioni di crescita del Prodotto Industriale Lordo nell’ultimo triennio 2012-2014. Mentre per quando riguarda il Nord  si prevede una crescita del PIL dell’1 per cento, per due regioni importanti del Sud come la Sardegna e la Calabria si attende un tasso ancora negativo. Guardando a quello che è successo negli ultimi cinque anni, si sono perduti 2,6 punti di PIL in Lombardia e ben 11 in Sicilia. Differente invece è la situazione delle vendite di merci italiane all’estero. Parlando della crescita delle esportazioni nel 2012 in cima alla classifica ci sono aumenti del Sud e delle Isole(+7,8 per cento), del Centro(+6,3 per cento) del Nord Ovest(+3,5 per cento) e ultimo del Nord Est (+1,1 per cento). Nel 2013  le vendite per la Sardegna segnalano più del 21,5 per cento e più del 21,2 per cento per la Sicilia. Inoltre, per quanto riguarda il Sud, restano ancora aperti problemi importanti nella comunicazione. L’autostrada  Salerno-Reggio Calabria è un capitolo tutt’altro che chiuso. Gli ultimi calcoli parlano dei 58 chilometri  che mancano intorno a Cosenza e non si può pensare, data la situazione attuale delle finanze nazionali, che si possano trovare nei prossimi due anni. Un problema cruciale per il problema complessivo del divario tra il Sud e il Nord del paese che si somma a quelli delle ferrovie velocizzate nelle tratte centrali ma rimaste assai lente in tutte quelle che non fanno parte della spina centrale, cioè di fatto nella maggior parte dei casi in cui i viaggiatori hanno bisogno di utilizzare il treno. Di fronte alla possibilità, esistita in tutta la storia italiana dopo la seconda guerra mondiale, di spostarsi tra il Nord e il Sud o tra il Centro e il Sud con decine di treni durante il giorno e la notte negli ultimi anni il numero dei treni è drasticamente diminuito ed è diventato molto difficile raggiungere l’Italia meridionale e le isole con i viaggi notturni. E questo condanna il Sud e le isole al peggiore destino e alla difficoltà sempre maggiore di praticare rapporti, commerci e iniziative di ogni genere.

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