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Questa querela è strumentale e intimidatoria, scrive il giudice

 

Le motivazioni della sentenza del Tribunale di Casarano (Lecce) che ha respinto l’accusa di diffamazione dell’imprenditore Paolo Pagliaro nei confronti di Marilù Mastrogiovanni e del “Tacco d’Italia”

Si è trattato di “un indebito atto di pressione, pur avendo un’esteriore apparenza di legalità, in quanto formulata non con l’intenzione di esercitare un diritto ma con lo scopo di coartare l’altrui volontà e conseguire risultati non conformi a giustizia”. La querela di Paolo Pagliaro, editore dell’emittente tv salentina “Telerama”, nei confronti di Marilù Mastrogiovanni, direttore de “Il Tacco d’Italia”, a causa di un’inchiesta sul suo conto pubblicata nel 2005 su quella rivista, era stata respinta lo scorso 20 febbraio, quando il giudice del Tribunale di Casarano (Lecce) Mario Tosi aveva assolto (ex art. 530 del Codice penale) la giornalista perché “il fatto non sussiste”. Ora le motivazioni di quella decisione chiariscono come la richiesta dell’imprenditore non solo non fosse legittima, ma fosse un tentativo di mettere i bastoni fra le ruote ai giornalisti che si erano occupati di lui e delle sue aziende.

Le motivazioni, depositate di recente, entrano nel merito dei vari capi di imputazioni (17 in totale).

“Un’azione solo strumentale può essere per sé idonea ad influire sulle scelte e le condotte professionali future del convenuto, tale da mettere in serio pericolo il diritto di cronaca (art. 21 Cost.), strumento ritenuto essenziale in una moderna società democratica, in quanto idoneo a ‘bloccare’ ulteriori inchieste specie se il giornalista non ha le capacità economiche di sopportare i menzionati costi”, scrive il giudice.

Un passaggio importante è quello che riguarda la registrazione in Tribunale, secondo gli obblighi di legge, delle testate giornalistiche “Telerama TR news” e “Telegiornale Salento RTS”, di proprietà di Pagliaro. Marilù Mastrogiovanni aveva denunciato come a quell’epoca (il 2005) non fossero regolarmente registrate al Tribunale e ciò potesse comportare per l’editore la perdita dei contributi pubblici destinati alle tv locali. La registrazione, ha chiarito il tribunale, avvenne dopo l’inchiesta del “Tacco”, e ciò che aveva scritto il periodico era dunque corretto.

Se dal punto di vista penale è stato quindi accertato che il giornale salentino non ha commesso alcun reato né diffamato Pagliaro, la disputa legale va avanti in sede civile, dove gli esiti potrebbero essere diversi.

OSSIGENO

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