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Diffamazione: è tempo di cambiare

 

Per cominciare a discutere di modifiche alla legge 595 del  Codice Penale e soprattutto alla legge 47 del 1948, quelle  sulla diffamazione a mezzo stampa, in Italia c’è sempre da aspettare un “casus belli”. Questa volta, mentre la maggior parte dei politici e dei media prendono a spunto la vicenda del direttore di Panorama, condannato ad 8 mesi di reclusione in base alla vecchia legge, noi preferiamo partire da un esempio di querela  temeraria , quella che vede protagonista  il collega Giacomo Di Girolamo, querelato dal sindaco di Marsala. Non è un vezzo, ma una scelta ben precisa: la legge sulla diffamazione va cambiata per adeguarla alla nuova realtà dei mezzi di comunicazione, che non sono più solo i giornali com’era nel 1948. Va cambiata per eliminare il carcere per i giornalisti che è un non senso  perché non si può punire con la privazione della libertà personale un reato (o presunto tale)  basato sull’espressione di una libertà di parola.

Ma va cambiata quella legge soprattutto per tutelare,insieme alla libertà di stampa e di critica, anche la possibilità di esprimere quelle opinioni e quei resoconti giornalistici che rischiano di essere intimoriti o peggio, colpiti sul nascere dalla minaccia di una querela  con risarcimento danni per centinaia di migliaia di Euro.

Fa piacere constatare  che anche nelle ultime discussioni sulle modifiche della legge emerse sui quotidiani e nei dibattiti televisivi, si sia affacciato questo tema di “prevenzione” della libertà di stampa,insieme alla più vasta discussione sulle regole da cambiare in materia di diffamazione.  Perché poi di modifiche sostanziali, nella legge del 1948 e successive integrazioni, non ce ne sono poi tante. Facendo attenzione a non intaccare la massima libertà nel Web e nei Blog, vanno assicurati sia il diritto dei cittadini a non essere diffamati, che il dovere dei giornalisti ad una informazione libera e senza condizionamenti.  SI può fare, ad esempio con l’introduzione di un giurì interno all’Ordine dei Giornalisti che riporti nella deontologia professionale la discussione su eventuali errori, distorsioni e relative sanzioni. Eliminando il carcere e parlando solo di sanzioni pecuniarie in caso di gravi violazioni e dando proprio alla deontologia professionale la possibilità di regolare le sanzioni e decidere la gravità e volontarietà degli errori commessi. Per evitare la “macchina del fango” che spesso usa giornali e giornalisti per scatenare campagne  di linciaggio mediatico ai danni di cittadini più o meno importanti dal punto di vista “politico”.

Ma è determinante che si approvino modifiche che diano ai  giornalisti la possibilità di difendersi dalle intimidazioni  dei “poteri forti” che minacciando risarcimenti di 100mila o 1 milione di Euro, vogliono impedire la pubblicazioni di notizie che riguardi personaggi illustri o,peggio, mafiosi di ogni risma. Per fare questo si può introdurre una forma di deterrenza pecuniaria, con una “cauzione”  pari al 10-20% della cifra che viene chiesta di risarcimento da parte del querelante. Cauzione che viene persa e versata al querelato, su decisione del giudice, qualora il querelante perda la causa per manifesta strumentalità della stessa.

Possono esserci  anche altre proposte che speriamo  di poter  discutere ed esporre,insieme agli avvocati che curano il nostro Sportello antiquerele temerarie intitolato a “Roberto Morrione”, in una auspicabile convocazione davanti alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati che sta incardinando la discussione sulla modifica della legge sulla diffamazione. Comunque sia, insieme alla FNSI e dopo i due approfonditi convegni del 2009 e del 2012 sul tema diffamazione, puntiamo a fare in modo che una nuova normativa viaggi su tutte e due questa gambe (eliminazione del carcere e tutela della libertà di espressione) per evitare sbilanciamenti  che farebbero torto ai giornalisti e, alla fin fine, ai cittadini tutti.  Perché non sarebbero accettabili modifiche che  limiterebbero i  diritti fondamentali della persona e la dignità di ciascun cittadino; ma  non sarebbero altresì accettabili modifiche al diritto ad essere informati correttamente su tutto quello che avviene nella nostra società.

Per questo la battaglia che si apre in Parlamento ci riguarda tutti: ed è ora di aprirla, senza finire nel ridicolo, come avvenuto nella scorsa legislatura quando addirittura si arrivò a proporre (in Parlamento) un aumento delle sanzioni e del carcere per giornalisti invece alla sua abolizione, al punto da  chiedere che restasse tutto com’era per evitare il peggio…

Anche per questo ora riprendiamo e porteremo avanti questa battaglia per la modifica della legge sulla diffamazione, in nome dei tanti colleghi come Giacomo Di Girolamo che lavorano in terre difficili  contese tra legalità e mafie. Quei giovani giornalisti, coraggiosi e veramente amanti della libertà e delle inchieste, che hanno il dovere di informare, ma anche il diritto a  vivere  senza la minaccia di querele che vengono usate come armi puntate contro  la ricerca della verità.

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