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La vittoria di Assad

 

Cosa succede davvero in Siria? Chi avrà compiuto l’ennesimo massacro, quello di Banyas? Come mai 4mila abitanti di questa ennesima città martire, tutti sunniti, sono in fuga? Il fatto sembra per alcuni irrilevante, per altro oscuro. Ma forse c’è un piccolo dato che volendo ci può aiutare a capire: 50 famiglie siriane sono andate a rifugiarsi nella striscia di Gaza.

La guerra in Siria giova a parecchi. Che pacchia un mondo islamico diviso tra il criminale Khamenei, sciita, e i criminali eredi di bin Laden, sunnita. Tanto che lo slogan di costoro potrebbe essere “finché dura fa verdura….” O no?

E quindi sono in parecchi a voler speculare, soffiare sul fuoco dei possibili dubbi, o degli “opposti estremismi”, un classico di tutti i tempi, che si risolve nel famoso “lasciamoli scannare tra di loro”. Ma nel caso siriano questo era difficile da pensarsi. Un regime ingiustificabile, uno “stato-mafia” che ha dato asilo ai peggiori terroristi, mercenari, uno dei più giurati nemici della più popolare causa araba, quella palestinese, un regime famoso in tutto il mondo per il suo disprezzo di qualsiasi diritto, come avrebbe potuto sperare di godere del più minimo appoggio? Eppure c’è riuscito. Ecco infatti che oggi si può leggere su un autorevole organo d’informazione italiano, uno di quelli “benpensanti”, un articolo il cui cuore è questo: “Chi lo ha paragonato a Nicolae Ceausescu, il dittatore romeno che terrorizzò la Romania fino al 1989, dimentica che il genocidio per cui Ceausescu venne mandato a morte (si parlò di 60mila morti) fu un falso giornalistico, frutto di vere e proprie “bufale informative”: i morti di Timisoara che tanto impressionarono l’Occidente, infatti, vennero tirati fuori dalla sala mortuaria dell’ospedale locale (erano già deceduti per cause naturali) e buttati per le strade, proprio per creare un “caso umanitario” internazionale.
E come non ricordare che l’intervento in Libia del 2011 venne provocato anche da notizie che, a posteriori, si rivelarono fantasiose, come quelle secondo cui l’aviazione libica bombardava i cortei nel centro di Tripoli? Per non parlare delle foto di “presunte fosse comuni” tratte da un normale cimitero musulmano. O per non tornare ulteriormente sulle armi chimiche inesistenti dell’Iraq.”

Insomma, c’è la storia dei torti subiti da questi galantuomini a spiegare perché Assad sia una vittima, o quanto meno possa esserlo. E poi al suo fianco c’è il più grande prodotto della storia recente, al-Qaeda. Chiunque voglia fare una bestialità basta che possa dire, “ma l’ho fatto perché altrimenti al-Qaeda…” e come d’incanto trova una via di scampo. Anche Assad. E infatti “l’innocuo” presidente ci ha lavorato da subito, creando dal nulla cellule qaediste in un paese dove al-Qaeda non era mai esistita. Ma in grado di compiere immediatamente, appena scoppiata la rivoluzione, attentati tremendi. Un po’ ridicoli, nelle modalità , ma tremendi.

E così eccoci giunti a questo strano stato di cose. Un uomo che ha consegnato il suo paese ai pasdaran, un corpo non proprio ispirato ai principi voltairiani, un uomo che ha fatto da trader per Hezbollah (quel gruppo che divide uomini e donne anche durante le sue oceaniche adunate al palamartiri), che oggi lo ricambia combattendo al suo fianco al punto di far inferocire vasti settori della sua base popolare, un uomo che da due anni usa i mig per bombardare i villaggi e le città del suo paese, è presentato come la possibile vittima di una campagna terroristica orchestrata contro di lui.

Un regime che ha trescato con Carlos, con Ahmad Jibril, con il peggio delle “pistole in affitto”, il capo di un sistema di potere che ha odiato da mezzo secolo il suo popolo, un regime che ha costruito grazie alla consulenza di ex gerarchi nazisti un sistema basato sulla distruzione della libertà dell’individuo, che ha governato sempre e soltanto con il terrore, che ha organizzato nell’82 il massacro di Hama e che ha fatto, di lì breve, ministro del “suo” Libano il comandante del massacro di Sabra e Chatila, tal Obeika, questo regime oggi gode di “tante attenuanti”, tanto da giustificare l’idea che “lì sono tutti criminali, lasciamoli scannare tra di loro”.

Mentre i mig di Bashar al-Assad riducevano 250mila bambini siriani profughi di guerra (250mila sono quelli contati!) , mentre un numero imprecisato di oppositori, ma nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone, spariva inghiottito nella sua macchina di repressione e terrore, mentre il 25% delle abitazioni private siriane crollava (dato vecchio di mesi) distrutto dagli aerei da combattimento dell’esercito nazionale, qualcuno organizzava una linea rossa: se usa le armi chimiche….

Oggi ci si diverte a domandarsi se quella linea rossa sia stata varcata. Come se morire di mig o di sarin facesse una qualche differenza. Ma questa attenzione “curiosa” molte volte non serve ad altro che a sancire che noi non possiamo saperlo, ci sono i qaedisti…. Chi può sapere la verità?

Noi sappiamo che dopo due anni di massacri, dopo 4 milioni di profughi, tra interni e esterni, è sempre più difficile andare a parlare di Voltaire ai siriani. eppure molti la pensano come così: ” quando si parla di Siria oggi non vi sono evidenze a cui aggrapparsi: non sappiamo quanti morti ci siano stati, né quante siano le vittime degli attentati jihadisti e quante invece le vittime della repressione contro i ribelli.”

Noi non lo sappiamo, ma loro sì.

Così tra gli effetti indesiderati di questo conflitto che si protrarrà nei dubbi amletici dell’Occidente, si può mettere in conto un altro risultato superbo: aver scavato di altri mille chilometri l’abisso che separa Oriente e Occidente, o le due sponde del Mediterraneo. E chi si illude che questo non faccia comodo a molti provi a farsi due conti. magari leggendo i libri di storia. Lì il senso degli avvenimenti è meno “indecifrabile”. Qui, oggi, si può dire che tutti coloro che lucrano sulla divisione del Medio Oriente in due campi totalmente contrapposti, temendo che la primavera si trasformasse in un grande processo di liberazione popolare che abbattendo i regimi imponesse un nuovo ordine regionale basato non sul forza ma sul rispetto, ha capito bene. E lo ha capito soprattutto in Siria.

Da Ilmondodinnibale.it

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