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Convenzione per le riforme costituzionali? No grazie!

 

Il neo presidente del Consiglio Enrico Letta nel discorso della fiducia ha ripescato il tema della riforme costituzionali ed ha riproposto, quasi negli stessi termini, l’idea partorita dalla testa dei saggi incaricati dal Presidente Napolitano del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali. Così si è espresso Letta: <<Al fine di sottrarre la discussione sulla riforma della Carta fondamentale alle fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente, sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisioni sulla base delle proposte formulate da una Convenzione, aperta alla partecipazione anche di autorevoli esperti non parlamentari e che parta dai risultati della attività parlamentare della scorsa legislatura e dalle conclusioni del Comitato di saggi istituito dal Presidente della Repubblica. La Convenzione deve poter avviare subito i propri lavori sulla base degli atti di indirizzo del Parlamento, in attesa che le procedure per un provvedimento Costituzionale possano compiersi>>.

L’Italia è un paese strano se persino le autorità politiche che dovrebbero maggiormente osservare e far osservare la Costituzione, si possono sciogliere con noncuranza dall’osservanza delle sue regole; specialmente su un punto cruciale che riguarda la tenuta della Costituzione, quello delle procedure di revisione! I cosiddetti saggi insediati da Napolitano, con l’autorevole opinione dissenziente del prof. Valerio Onida, hanno tirato fuori dal cappello il coniglio di una inusitata  Commissione redigente mista costituita, su base proporzionale, da parlamentari e non parlamentari, alla quale il neo presidente del Consiglio attribuisce l’appellativo di “Convenzione”.

La “Convenzione” non è ancora nata, non si sa di cosa si tratti, ma la sua presidenza è già rivendicata da Silvio Berlusconi che arde dal desiderio di correggere gli errori della nostra Costituzione per adeguarla alla Costituzione di Arcore. Orbene, il potere di revisione costituzionale non è un potere costituente (instaurare un nuovo potere costituente significa fare una rivoluzione), bensì un potere costituito, incardinato nella regola dell’art. 138 che garantisce la sicurezza della Costituzione disciplinando la sua revisione attraverso un procedimento legislativo aggravato e differente rispetto ai normali procedimenti legislativi. Con questa regola viene garantità la rigidità della Costituzione e viene impedito che maggioranze politiche contingenti possano disporre della Costituzione a proprio piacimento come avveniva con lo Statuto Albertino.

La cosiddetta Convenzione introdurrebbe un procedimento di revisione non previsto allargando le maglie dell’art. 138 Cost e farebbe passare nel senso comune l’idea che la Costituzione è un ferro vecchio che deve essere radicalmente revisionato. Questa Convenzione rischierebbe di innescare un processo costituente. Si prospetta quindi una nuova emergenza costituzionale. La Costituzione è in pericolo: viene delegittimata attraverso l’uso disinvolto di procedure di revisione non consentite dall’ordinamento.

Vogliamo consegnare i beni pubblici repubblicani che i padri costituenti hanno attribuito  al popolo italiano nelle mani di una semi-assemblea costituente presieduta da Berlusconi? L’appello dei giuristi promosso dai Comitati Dossetti mette il dito nella piaga e invita i cittadini alla mobilitazione.

*Magistrato di Cassazione

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