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Brescia, da leonessa a lenone d’Italia

 

Qualcuno suppone che in altri Paesi sarebbe in cella. Non possiamo darlo per certo.  Certo è però che in altri Paesi civili mai poteva diventare capo di governo, ancorché dettare leggi addirittura per una generazione con ferma determinazione a doppiare la seconda, così come invece da noi è stato ed è, e queste non sono supposizioni, ma fatti!  Se proprio si volessero fare supposizioni  più che la cella per lui forse potrebbe essere il caso di considerare qualche cella monastica per ritiro meditativo e/o spirituale per un buon numero d’italiani…

Or bene (bene?!) lasciando pur da parte le celle, oggi ci troviamo a essere governati, seppur largamente intesi, da quel soggetto coinvolto in una serie di reati (cfr. a)in attesa di sentenza b)già condannato in secondo grado c)rinviato a giudizio e, si badi, solo negli ultimi giorni!) e che, ciò nonostante,  ha fatto credere agli italiani che, qual grande statista che dice d’essere dal Risorgimento a oggi, avrebbe capeggiato la convenzione per la riforma costituzionale. Poi ha comunicato che aveva “scherzato”, ma lo spavento è stato tale che pare che manco più la convenzione sarà istituita (!).

In compenso è riuscito a ottenere che il  “Nitto dove lo metto” fosse messo proprio a capo della commissione Giustizia. Giustizia da nittare (pardon, nettare) perché vuole politicamente eliminarlo, perciò quelle accuse e condanne contro di lui! In quel di Brescia, ove ha richiamato il popolo suo pronto a sostenerlo, così svenderà pubblicamente uno dei principi fondamentali dello stato di diritto…
Povera Brescia e povera anche l’Italia (ah, beh; sì, beh).

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