Minori stranieri, la protesta al Campidoglio

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“Basta retate, siamo minori” lo slogan viene scandito decine, centinaia di volte per tutto il pomeriggio sotto un sole cocente nella piazzetta a fianco all’altare della Patria, a poche centinaia di metri dal Campidoglio. A urlare, in piedi e poi seduti a terra centinaia di ragazzi bengalesi ospiti dei centri di accoglienza per minori allestiti in buon parte dal comune di Roma in seguito all’emergenza Nord Africa e vittime, a partire dall’inizio di marzo, di una procedura amministrativa di controllo rispetto ad una loro presunta minore età (come riportato in questo articolo ). “Così ci rovinano la vita” mi dice senza tregua uno dei ragazzi “se mi tolgono i documenti io che faccio, dove vado? Non posso studiare, non posso lavorare, non posso fare niente…”. L’altro ragazzo non parla ancora in italiano ma in inglese ripete le stesse cose, ha lo sguardo carico di ansia per un futuro che vede sempre più incerto. La maggior parte per arrivare in Italia, ha dovuto spendere cifre enormi vendendo terreni o chiedendo prestiti a famigliari o amici.

Tutti reggono un cartello, su molti c’è scritto “Rispettate i nostri diritti” “Rispettate i diritti umani”. Quando tutto è cominciato assieme alla polizia municipale è arrivata dentro i centri la paura di perdere i diritti che sembravano acquisiti, quelli stabiliti dalle convenzioni internazionali, senza una spiegazione logica e pur essendo in possesso ( in molti non tutti) di regolare passaporto rilasciato dall’ambasciata bengalese che attesta la minore età. Eppure questo non è sembrato sufficiente, almeno non all’inizio, visto che all’interno degli elenchi stilati, a fare nuovi controlli medici, ci sono finiti anche quelli col passaporto.

La paura però non li ha bloccati. Consci di quei diritti che qualcuno vorrebbe calpestare, in quanto minori non accompagnati, sostenuti da alcune associazioni della capitale, non hanno fatto attendere la propria reazione.

Già lunedì si sono recati spontaneamente in massa davanti al V dipartimento n via Merulana dove era stato convocato un gruppo di 15 ragazzi che avrebbe dovuto essere sottoposto a controlli e oggi hanno voluto indirizzare il loro urlo di rabbia e indignazione nei confronti dell’amministrazione capitolina, al grido: “Vergogna!”
Ora la palla passa al sindaco, loro tutore legale. Cosa risponderà a questi “figli adottivi” la città di Roma?


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