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L’Italia alla fine del populismo

 

di Roberto Bertoni
Di fronte alle ennesime sparate di Grillo, ai consigli rivolti da Casaleggio agli eletti del Movimento 5 Stelle e ad alcune dichiarazioni allucinanti dei neo-eletti grillini, sorge spontanea una domanda: ma quest’organizzazione cosa vuole esattamente? Sinceramente, ce lo domandiamo da tempo ma a maggior ragione ce lo domandiamo adesso, dato che il Movimento ha varcato le soglie di numerosi consigli regionali e, soprattutto, di Camera e Senato, introducendo all’interno delle istituzioni un numero di rappresentanti tale da non consentirgli più di recitare la parte della formazione di protesta e di rottura.
Di fronte ad un successo che è andato al di là delle loro più rosee aspettative, infatti, i deputati e i senatori grillini hanno il dovere di porre sul tavolo le proprie idee e le proprie proposte programmatiche per condurre l’Italia fuori dal pantano e, a nostro giudizio, hanno anche il dovere di dire con chiarezza cosa ne pensino degli otto punti per un governo di cambiamento presentati da Bersani e approvati mercoledì scorso dalla Direzione Nazionale del Partito Democratico.
Gli otto punti bersaniani, difatti, pur non costituendo un esaustivo programma di governo, denotano una precisa visione della società e del futuro, ponendo al centro del dibattito pubblico un insieme di temi che sulla carta dovrebbero essere molto cari sia agli eletti sia, soprattutto, agli elettori del Movimento 5 Stelle. Dalla fine delle politiche di austerità all’innovazione tecnologica, da un drastico taglio dei costi della politica a serie norme contro la corruzione e il reato di autoriciclaggio; senza dimenticare la legge sui conflitti di interesse, l’ineleggibilità e i doppi incarichi, la valorizzazione dell’economia verde, il contrasto al consumo di suolo, il riconoscimento dei diritti civili, la legge sulla cittadinanza per chi nasce, cresce e studia in Italia, la norma sul femminicidio, la salvaguardia degli esodati, il compenso minimo per chi non gode di copertura contrattuale, il contrasto all’abbandono scolastico, l’adeguamento e la messa in sicurezza delle strutture scolastiche nell’ambito del piano per le piccole opere, i pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese attraverso l’emissione di titoli del Tesoro dedicati e molte ancora: tutte idee precise e dettagliate che dimostrano senz’altro la buona volontà e la mano tesa dei democratici e alle quali Grillo e i suoi non possono continuare a rispondere a suon di “vaffa”.
In gioco, infatti, c’è qualcosa di assai più importante di Bersani e del PD: c’è l’Italia e il futuro di almeno tre generazioni; ci sono le speranze e le prospettive di milioni di lavoratori e di quel trentasette per cento di giovani che un lavoro non riesce a trovarlo e, in molti casi, ha perfino smesso di cercarlo; c’è la nostra dignità e la nostra credibilità internazionale e c’è, soprattutto, l’onorabilità di un Parlamento che non può trasformarsi da culla della democrazia a canale di sfogo del malcontento, nel luogo in cui trasferire senza freni la propria furia anti-sistema.
Già in campagna elettorale, da queste parti, eravamo stati categorici: con il populismo, il qualunquismo e la demagogia non si va da nessuna parte e, pur non volendo affibbiare pregiudizialmente a nessuno etichette spregiative, non possiamo non constatare come certi toni, certi comportamenti e certi linguaggi siano inaccettabili da parte di un leader politico quale Grillo, checché ne pensi e ne dica, oramai è.
Allo stesso modo, non è accettabile che un Movimento, da sempre politico a tutti gli effetti, continui a parlare della politica in maniera così sprezzante e distaccata, come se i “politici” fossero il male assoluto per definizione e loro fossero altro, cioè il bene supremo per l’umanità.
Queste proposizioni, comunque sbagliate e deleterie, potevano avere un senso fino due settimane fa, non ora che il Movimento è un attore politico a pieno titolo, presente nelle aule parlamentari con una rappresentanza di tutto rispetto e chiamato non solo a “vigilare” sul regolare svolgimento delle procedure ma, più che mai, ad esprimere la propria linea politica e a far capire, al netto della concessione o meno della fiducia ad un eventuale governo Bersani, quali proposte è disposto a votare e su quali, invece, intende astenersi o votare contro. Infine, se non è chiedere troppo, non sarebbe male se i “Cittadini 5 Stelle” (come amano farsi chiamare loro per non utilizzare l’aggettivo onorevoli) avanzassero anche qualche proposta di propria spontanea iniziativa, rivendicando il proprio ruolo di parlamentari e l’autonomia di pensiero ed azione che questo incarico conferisce loro.
A tal proposito, poiché su questa rubrica siamo soliti parlar chiaro, ci teniamo a far presenti alcuni aspetti degli atteggiamenti di Grillo che di comico non hanno nulla e che riteniamo francamente intollerabili.
Considerando la natura di quest’associazione, partiamo naturalmente dai continui attacchi che il leader del Movimento 5 Stelle sferra all’indirizzo di giornalisti, intellettuali, esponenti del mondo della cultura e delle numerose personalità con le quali, in questi anni, abbiamo condiviso innumerevoli battaglie cruciali in nome della libertà d’informazione. Da questo punto di vista, pertanto, è superfluo sottolineare che le affermazioni che non abbiamo mai perdonato a Berlusconi, a cominciare da quelle che a nostro giudizio minavano il fondamento giuridico dell’articolo 21 della Costituzione, non siamo certo disposti a derubricarle a folklore se a pronunciarle è Grillo o chi per lui.
In secondo luogo, ci sembra doveroso esigere il massimo rispetto nei confronti del Parlamento e delle istituzioni in generale, perché esse costituiscono i luoghi sacri della nostra democrazia: luoghi per i quali sono morte milioni di persone e che, dunque, nessuno ha il diritto di offendere o dileggiare.
In conclusione, una considerazione a titolo personale. Grillo, difatti, continua a coprire di contumelie tutti i giornalisti e gli intellettuali d’area: coloro, cioè, che non si vergognano affatto di dichiarare per chi votano né, tanto meno, di ammettere pubblicamente di militare in un partito. Poiché non vi ho mai nascosto di essere, al tempo stesso, un attivista del Partito Democratico, considero fuori dal mondo le accuse rivolte dall’ex comico genovese a una categoria cui l’intero Paese dovrebbe essere grato per aver difeso la Costituzione e i diritti delle categorie sociali più deboli in una stagione nella quale ad occuparci di determinati argomenti vi assicuro che eravamo in pochi.
E sarebbe opportuno che leggessero e facessero proprie queste riflessioni anche quegli illustri commentatori, sedicenti “non schierati”, che continuano a difendere a spada tratta la logica del rogo e dello sfascio, del “tutti a casa” e del “sono tutti uguali”: luoghi comuni gravissimi in ogni caso ma davvero inconcepibili quando a farsene paladini sono personaggi molto in vista e indubbiamente capaci di condizionare l’opinione pubblica.
Tra le molte affermazioni discutibili, infatti, Grillo ha sostenuto anche di voler raggiungere il cento per cento e di essere pronto a sciogliere il Movimento una volta conseguito questo risultato. Ebbene, poiché non è la prima volta che lo dice e poiché, da un po’ di tempo a questa parte, sembra che tutto gli sia consentito, è nostra ferma intenzione porci fuori dal coro di chi tende sempre a minimizzare cause, effetti e conseguenze dei fenomeni storici ed epocali e ricordare agli anti-politici di vecchia e nuova generazione che nessuna democrazia occidentale può fare a meno di un confronto a viso aperto fra partiti strutturati e dotati di un’ideologia, con finanziamenti – pubblici o privati che siano – trasparenti ed un elevato grado di contendibilità e democrazia interna.
Con la banalizzazione e la tendenza a semplificare anche ciò che non ha nulla di semplice, difatti, si corre il serio rischio di risvegliarci un giorno in un’Italia ancora più povera, priva di corpi intermedi a causa dello smantellamento, di fatto, di partiti e sindacati e in balia di violenze e tensioni sociali che potrebbero favorire l’ascesa al potere di un leader assai meno scherzoso e divertente di Grillo ma, magari, ancora più abile a sfruttare il clima millenaristico che si è creato nel Paese. L’ultima volta che l’Italia e l’Europa non hanno saputo né voluto valutare per tempo la pericolosità di certe derive, il mondo si è visto poi costretto a tracciare un bilancio di decine di milioni di morti.

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