Berlusconi/Bugiardoni

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C’è una cosa che mi stupisce e alla quale non trovo risposta adeguata. Me la può dare Articolo 21? In questa frenetica occupazione degli spazi radio-televisivi Silvio Berlusconi ha usato ossessivamente, a martello, in tutte le sedi, questo argomento: lui, poveruomo, non ha potuto governare perché aveva a disposizione soltanto lo strumento dei disegni di legge che ci mettono mesi se non anni e anni per arrivare alla sospirata approvazione definitiva. E che, senza una riforma della Costituzione (con l’abolizione del Parlamento?), in Italia nessuno può governare.

Una balla solenne. Da vecchio, Amintore Fanfani mi raccontò con orgoglio: “Dal momento in cui in consiglio dei ministri votammo la nazionalizzazione dell’industria elettrica a quello in cui si insediò, a espropri compiuti, il primo consiglio dell’Enel passarono soltanto tredici mesi. La si ricordi, direttore: tredici mesi”. Nel 1962-63 la Costituzione era la stessa di adesso (un po’ meglio perché non c’era il Titolo V) e la maggioranza era quella di un governo Dc-Psdi-Pri con l’appoggio esterno del Psi. Quindi con molti partiti. Certo Fanfani era un bel po’ meglio di Berlusconi.
Ma perché nessun giornalista presente, conduttore o interlocutore, ha replicato a Berlusconi che lui, come tutti, aveva a disposizione anche i decreti legge (da convertire rigorosamente entro i 60 giorni) e più di tutti ne ha fatto uso e abuso? E che le leggi del suo governo – tranne quelle ad personam, a volte, fortemente contrastate – hanno spesso camminato speditamente?
Mi domando: perché quella totale assenza di contestazioni da parte dei giornalisti? Per ignoranza politica? Mi pare impossibile. E per cos’altro allora? Non posso pensare a compiacenze o piaggerie tanto generalizzate. Però sta di fatto che nessuno lo ha debitamente sbugiardato. Cosa, a mio avviso, gravissima. Vengo ai dati di fatto. Che tutti i Santoro, i Travaglio, le Gruber, i Vespa, ecc. potevano e possono leggere nel sito della Camera dei deputati. Anche limitandosi all’ultimo triennio di governo (maggio 2008-novembre 2011) la compagine berlusconiana ha varato e approvato ben 220 leggi di iniziativa del governo contro le 51 appena di iniziativa parlamentare. Per cui l’81 per cento delle leggi giunte in porto sono state di iniziativa del governo e appena il 19 per cento di iniziativa delle Camere. Alcune leggi sono risultate ultraveloci, altre, invece, lentissime. Già, ma quali fra queste ultime? Guarda caso la Convenzione internazionale anti-corruzione, la legge per il contrasto dell’usura e dell’estorsione, quella per il riconoscimento dei figli naturali (oltre 1000 giorni) o le altre per le quote rosa e per l’anti-corruzione (oltre 600 giorni). Tutte proposte dal Pd. Non dalla maggioranza berlusconiana.
Balle solenni anche sui decreti legge di cui il Cavaliere non parla mai pur avendone fatto uso e abuso (insieme al voto di fiducia): nel triennio 2008-2011 ne ha varati ben 80 di cui 74 convertiti in legge entro i sessanta giorni di rito. Il rapporto coi disegni di legge è quindi di 1 decreto legge ogni 2,75 disegni di legge del governo Berlusconi.
Veniamo al confronto col governo Monti che però si è trovato a fronteggiare emergenze ben più drammatiche, essendo il Paese ad un passo dal baratro. Nell’anno di Monti le leggi approvate sono state 384 di cui il 77,4 per cento di iniziativa governativa e il restante 22,6 di iniziativa parlamentare. Nonostante l’emergenza, il Parlamento ha dunque potuto dire di più la sua con Monti che con Berlusconi. Di decreti legge – tipico strumento “di urgenza” – il governo Monti, in una situazione angosciosa, ne ha deliberati in un anno 36 (la media annuale di Berlusconi è stata di 27, poco meno). Se però si confrontano disegni di legge approvati e decreti legge, si vede subito che il governo Berlusconi, eletto in una situazione “normale” e con una maggioranza iniziale mai vista, ha varato 1 decreto legge ogni 2,75 disegni di legge suoi propri, mentre il governo Monti, vissuto in condizioni di continua “straordinarietà”, nazionale ed europea, ha varato 1 decreto legge ogni 2,1 suoi disegni di legge. Siamo quasi alla pari.
E se andiamo a verificare i dati del ventennio berlusconiano, troveremo che Silvio Berlusconi ha fatto un uso a raffica dei decreti legge (che si guarda bene dal nominare) quale strumento “ordinario” di governo. Suggerirei quindi ai colleghi giornalisti di non tacere più di fronte alle balle sparate dal Cavaliere sulla sua specifica impotentia gubernandi (o consulendi): è lui che non è capace di governare, non perché bloccato dalla mancanza di strumenti e dai vincoli costituzionali, ma perché strutturalmente, culturalmente, mentalmente incapace di governare la cosa pubblica. Anche l’altra sera a “Ballarò” ha vantato la sua straordinaria efficienza e potenza imprenditoriale (“sono stato qualificato come il miglior imprenditore italiano”, roba da chiamare il 113) a fronte della sua impotenza a governare. E’ vero: lui sa fare benissimo i propri affari privati e famigliari e non sa invece governare nell’interesse generale del Paese. Ma che glielo dicano, dati alla mano, a Berlusconi/Bugiardoni. Altrimenti fanno la figura degli ignoranti, o dei cortigiani.


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