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Hezbollah: intimidazioni a mezzo stampa

 

Il quotidiano libanese Al-Akhbar ha pubblicato i nomi dei 17 testimoni chiamati a deporre davanti al Tribunale internazionale per il Libano, quello che indaga sull’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri. Ovviamente il portavoce del tribunale, Marten Youssef, si è rifiutato di confermare la loro identità, aggiungendo “condanniamo ogni tentativo di intimidazione e di sabotaggio dell’amministrazione della giustizia.”

I possibili testimoni, come comunicato ufficialmente dalla corte, complessivamente sono 557, ma l’elenco non è pubblico, è noto solo al personale del tribunale, ai difensori degli imputati e ad alcuni funzionari libanesi.  Mantenere la loro identità segreta è indispensabile, per garantirne la sicurezza e per evitare condizionamenti prima della loro deposizione. Proprio come è accaduto nei processi contro i boia dei Balcani.
Il processo a carico di Salim Ayyash, Mustafa Badreddine, Hussein Oneissi e Assad Sabra, i quattro miliziani di Hezbollah, latitanti, incriminati per l’assassinio di Hariri comincerà a marzo. E al-Akhbar, giornale con precedenti nel campo delle intimidazioni, come si addice ad un quotidiano esplicitamente legato al campo pro-Assad e pro-Hezbollah, non si è sottratto al “compito” di rendere pubblici i nomi dei primi diciassette testimoni convocati.

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