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2013, l’anno di Rafsanjani?

 

Rafsanjani, una vita ai vertici del sistema khomeinista, due figli in galera. Forse per capire chi sia oggi quest’uomo che molti definiscono l’Andreotti di Tehran questi sono gli elementi più utili.

Influente lo è ancora, certamente, al punto da potersi permettere di dichiarare su tantissimi giornali iraniani che il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha i giorni contati, perché il popolo siriano non gli perdonerà i crimini perpetrati ai danni di inermi civili in questi mesi di guerra civile. E vista l’importanza che la tenuta di Assad ha per il regime iraniano, almeno fino al prossimo voto presidenziale, non si tratta certo di dichiarazioni anodine, o di circostanza.

Il fatto è che i ben informati assicurano che il movimento verde sta cercando di convincere Rafsanjani a candidarsi alle prossime presidenziali. Per loro sarebbe una scelta “di sopravvivenza”, visto che i loro leder sono ancora agli arresti, e che Rafsanjani ha marcato un dissenso esplicito dal regime, non è un caso se i suoi due figli sono in galera. Difficile escludere che si candidi, ma difficile anche convincerlo a farlo.

Rafsanjani però ci pensa, anche perché le cose tra i suoi amici di un tempo, i conservatori, non vanno bene. La spaccatura tra Khamenei e Ahmadinejad è tornata a farsi acuta.

L’ala khameinista è stata costretta a bocciare le sovvenzioni che il capo del governo voleva dare ai giovani disoccupati. Ma lui ora annuncia un incredibile piano di assunzioni: se passerà, questo aiuterà Ahmadinejad a sostenere un suo uomo nella corsa alla presidenza, se non passerà, per il veto dei khameinisti, questo metterà costoro in ulteriori guai, a ridosso del voto. L’economia in Iran è a pezzi, e dire di no alle assunzioni facili di Ahmadinejad è possibile, forse necessario, ma certo non popolare.

In entrambi gli scenari Rafsanjani potrebbe trarne un utile elettorale (visto che nel sistema elettorale va considerato anche il fattore brogli). Ma sono soprattutto le scelte della Casa Bianca a contare: se davvero la scelta fosse, come sembra, “distensiva”, il grande pragmatico potrebbe trarne ulteriore vantaggio. E dire di sì a quella che oggi appare un’improbabile candidatura.

Il mondo di Annibale

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