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Italia e Usa, politica e Tv

 

Da oggi a domenica, centinaia di giornalisti, parlamentarti, costituzionalisti, sacerdoti del sociali, studenti, sindacalisti, operatori della comunicazione tradizionale e nuova,  si incontreranno in un lungo happening di programma (Art.21, Fnsi, ecc.) e di preparazione elettorale ad Acquasparta. E sarà, per un verso, un modo di valorizzare il protagonismo dei media – a cominciare dalla ritrovata pienezza  dei “faccia a faccia” in tv;  per altro, un modo di vivisezionare le cose che si lasciano a Roma: dall’attenuata legge-bavaglio sulla diffamazione alla falcidie del pluralismo giornalistico non padronale; e di preparare il tempo (non lontano) in cui anche in Italia la battaglia delle primarie e poi per la conquista del governo si concluderanno con incontri televisivi come quelli fra Obama e Romney. Incontri -ricordava su Europa Rizzo Nervo – organizzati da un comitato di garanti, che fissano location e conduttori, disciplina e orari delle trasmissioni, libertà per tutte le tv e i media digitali di riprendere e trasmettere l’incontro col solo obbligo di  non violare le regole concordate. Sarà, questa rivendicazione, anche la risposta a chi, come 5 Stelle, lontana anni luce dalla democrazia a 50 stelle degli Stati Uniti, si contorce in un’ipocondriaca voluttà di imbavagliare i confronti, in attesa di imbavagliare la democrazia rappresentativa.

Questa democrazia pluralista, cioè di partecipazione generale, ha trovato ostacoli in Italia, a cominciare dal conflitto d’interessi e dal monopolio privato di un candidato premier, nonché dall’occupazione governativa e partitocratica della Rai: tutti morbi che tuttora infuriano.  Ad essi si aggiungono le fatwe grilline contro il giornalismo televisivo e la damnatio berlusconiana delle primarie: il popolo della destra – dice – non capirebbe questi “riti democratici”, preferisce le vacanze a Malindi (“Vi assicuro, si sta benissimo, dovreste venirci”) e offre al popolo che non capisce l’ipotesi di una lista Briatore. Oggi queste cose appaiono manifestazioni di cervelli mussolinianamente esaltati o di spiriti stanchi, ma quando nel 2006 il capo della destra fu costretto a un faccia a faccia televisivo con Prodi, ne venne fuori un prodotto indigesto, come un panino di plastica e gesso. Aveva preteso “regole” che tarpassero l’avversario, e finirono col tarpare anche lui, che nella mancanza di regole era vissuto e cresciuto. A quel ricordo non bisogna arrendersi. Bisogna imporre anche alla Rai, ai partiti e ai candidati premier il modello Obama-Romney. La democrazia non può andare per scorciatoie.

Mi auguro che non sia stata intesa come scorciatoia, in cassa Pd, il confronto fra i cinque candidati alle primarie su Sky Tg24 e su Cielo. Diranno gli ascoltatori se sarà quel che ci voleva per dare una risposta democratica al parafascismo o, come scrive Pubblico, al khomeinismo di Grillo. Che sbarra ai suoi fedayn i teleschermi, ma vi troneggia ogni sera da solo: un po’ perché come tutti gli autocrati non ha altro dio fuori di sé, un po’ perché al solito non pochi giornalisti italiani annusano l’aria e si preparano a farsi trovare disciplinatamente al posto giusto per fare carriera.

Non a tutti fra i giornalisti, i filosofi, i fotografi fa accapponare la pelle il ricordo libresco di un altro autocrate che, dopo aver stravolto la Camera con una legge Acerbo (che da sola deve renderci cauti sui premi di maggioranza), a fine legislatura 1928 annunciò ai deputati del listone che non sarebbero tornati a Montecitorio, perché lui avrebbe candidato solo fascisti di provatissima fede.  Il suo obbiettivo, come quello dichiarato da Grillo, era infatti cancellare ogni traccia residua di partiti, o democrazia rappresentativa, per completare la “democrazia diretta”: popolo e capo, Wolk e Furher.

A noi piace il pluralismo sociale e politico dell’Europa occidentale e dell’ America, dove i cambiamenti antropologici e delle culture stanno modificando per ora la base elettorale dei due partiti; e in prospettiva, forse, il numero stesso dei partiti. Come nelle democrazie bipolari e non bipartitiche europee. E dunque ci piacerebbe che il Pd, già scosso positivamente dalla contestazione scostumata di Renzi, offrisse da tutte le tv disponibili il volto della nuova democrazia che in esso sta maturando e sta facendo emergere (ottima la prestazione di Laura Puppato a Ballarò) energie sconosciute, linguaggi di un realismo riflessivo, molto concreto e pacato.  In queste ore di festa a stelle e strisce, permettiamoci il sogno di diventare un po’ più americani conservando il meglio delle nostre istituzioni europee sociali e di garanzia. La lotta  che dovrà accompagnare le primarie e la campagna elettorale deve avere questi obbiettivi, e i mezzi per conseguirli. Di essi si discuterà ad Acquasparta e, ci auguriamo, nei partiti, in funzione non  del loro piccolo successo ma del dialogo col popolo, bisognoso di concretezza contro la crisi.

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