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Tragedia greca, ultimo atto?

 

Mentre il governo discute i nuovi tagli a stipendi e pensioni, i cittadini sono costretti a pagare le medicine di tasca propria. La Troika, che si oppone alla riduzione delle spese per la difesa, chiede licenziamenti più facili e più ore di lavoro. E le aziende Usa si preparano al peggio. L’ultima immagine dell’interminabile agonia della Grecia sembra racchiusa nella decisione dei farmacisti di non concedere medicinali…

agli assistiti dell’Eopyy, l’Ente nazionale per la Prestazione dei Servizi Sanitari, fino a quando lo Stato non pagherà loro i debiti contratti a maggio e a giugno. In pratica i cittadini che usufruiscono della sanità pubblica saranno costretti a pagare i farmaci per intero e di tasca propria, compresi quelli più costosi, indispensabili per le terapie antitumorali. La stessa situazione si profila per le visite mediche, dopo che il sindacato dei medici convenzionati, che reclama dall’Eopyy contributi non versati per oltre un miliardo, ha deciso la sospensione del servizio. Se a ciò si aggiunge l’interruzione della fornitura di sei importanti medicinali, disposta dalla multinazionale elvetica Novartis a causa del mancato pagamento di 45 milioni da parte dello Stato, è facile capire che il sistema sanitario ellenico è giunto davvero al capolinea.

Le conseguenze sociali di questo sfacelo non sembrano essere in cima alla lista delle preoccupazioni del capo del governo Antonis Samaras, impegnato a raschiare il fondo del barile per trovare gli 11,5 miliardi necessari ad ottenere una nuova tranche di aiuti internazionali da 31,5 miliardi di euro. Secondo fonti ben informate, le misure prese per far fronte alle richieste della Troika formata da Ue, Bce e Fmi comporterebbero ulteriori tagli da 1,45 miliardi al servizio sanitario e un ridimensionamento dello stipendio dei medici.

Ma la nuova ondata di provvedimenti draconiani allo studio del governo non riguarda soltanto la sanità. Le pensioni dei greci, già decurtate nel 2010 e nel 2011, subiranno un ulteriore taglio pari a 4,6 miliardi, mentre gli stipendi nel pubblico impiego saranno nuovamente ridotti e verranno definitivamente cancellate tredicesime e quattordicesime. Il numero degli statali messi in mobilità entro il 2014 supererà le 30 mila unità. Inoltre categorie finora rimaste immuni dai tagli, come diplomatici, magistrati, militari e rappresentanti del clero ortodosso, vedranno la loro busta paga alleggerita in media del 12 per cento. Tra le misure di austerity in discussione figurano anche il congelamento degli avanzamenti di carriera sia nell’esercito che nella polizia e una sforbiciata di 500 milioni alle spese per la difesa, che la Troika però sarebbe intenzionata a respingere.

I funzionari delle istituzioni sovranazionali ai quali spetta decidere il futuro del Paese starebbero facendo pressione sul governo affinché metta in atto una serie di provvedimenti riguardanti il mondo del lavoro. Le richieste contenute in una mail inviata dalla Troika al ministero delle Finanze di Atene e resa pubblica dal settimanale “Imerisia” comprendono l’aumento della settimana lavorativa da cinque a sei giorni, l’eliminazione delle restrizioni nei cambi di turno, la riduzione dei tempi minimi nei quali il datore di lavoro è obbligato a comunicare il licenziamento al lavoratore, la cancellazione del riposo minimo tra un turno e l’altro, il dimezzamento degli indennizzi per chi perde il lavoro, un colpo d’ascia alle liquidazioni e un brusco taglio dei contributi al fondo di sicurezza sociale.

L’impatto di tali misure sull’occupazione ellenica, già provata da cinque anni di recessione, sarebbe devastante. Secondo l’ultimo studio redatto dal centro ricerche della Gsee, il più importante sindacato greco, se il governo dovesse esaudire le richieste di Ue, Bce e Fmi, il Pil relativo al 2012 segnerebbe un altro crollo del 7 per cento e il tasso di disoccupazione schizzerebbe in un anno dall’attuale 23,1 al 29 per cento.

Mentre Bruxelles, come un disco rotto, fa sapere che non esistono alternative alla permanenza di Atene nella moneta unica, il “New York Times” rivela che le aziende americane hanno già messo a punto un piano B nell’eventualità di un ritorno della Grecia alla dracma. In particolare Bank of America e Merrill Lynch sarebbero pronte a riempire furgoni di contanti da inviare a tutta velocità oltre frontiera, in modo da non ritrovarsi nella spiacevole situazione di dover convertire gli euro in suo possesso con dracme svalutate. E i sistemi informatici della Ford sarebbero già stati configurati per gestire affari con la nuova moneta.

Ai cittadini tedeschi tale eventualità sembra non dispiacere affatto, almeno a giudicare dall’ultimo sondaggio condotto dal “Financial Times”: solo il 27 per cento di essi si dice favorevole alla permanenza di Atene nell’Eurozona, mentre il 59 per cento ne auspica l’uscita in tempi rapidi. Lo stesso sondaggio rivela che per i tre quarti dei tedeschi la Grecia non sarà mai in grado né di restituire i prestiti ricevuti né di mettere a punto le riforme richieste da Bruxelles.

tratto da Il Mondo di Annibale

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