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Quattro mesi fa il gesto estremo di Giuseppe Campaniello

 

Giuseppe Campaniello quattro mesi fa si è dato fuoco davanti all’Agenzia delle Entrate di Bologna. L’estremo gesto di un artigiano disperato, vittima di un sistema che a volte non lascia alternative perchè i creditori vogliono i loro soldi. Ad Equitalia o all’Agenzia delle Entrate non importa se da tre, quattro, cinque mesi e più, la tua azienda è in difficoltà perchè chi ha la facoltà di gestire, influenzare i mercati ha evidentemente sbagliato, trascinando il Paese sul lastrico.

Tiziana Marrone è la moglie di Giuseppe, una donna forte che non ha paura di denunciare cos’è accaduto dopo la morte del marito: “Giuseppe se non lavorava i contributi doveva pagarli ugualmente, oppure nessuno gli retribuiva la malattia, per lo Stato le tasse vanno pagate a prescindere, di contro non c’è nessuna tutela ed oggi chiedono a me quelle stesse garanzie. Dovrei pagare io per qualcosa che non ho fatto, mentre Giuseppe il suo debito lo ha pagato con la vita. La comunione dei beni dovrebbe valere fino a quando entrambi i coniugi sono vivi. Inoltre nel mio caso, non ero a conoscenza della situazione debitoria di mio marito, nessuno mi ha informata. Rischio che mi venga tolto tutto e non è giusto questo.

Se io fossi stata messa al corrente probabilmente oggi lui sarebbe vicino a me per discutere come trovare una soluzione. Lo Stato sta pensando ai propri interessi, non a quelli dei propri cittadini, ci ha abbandonato, noi  avremmo bisogno di essere ascoltati, ma lui non c’è. Oltre un suicidio ci sono delle persone, dei figli, delle vedove senza lavoro, di chi resta non importa a nessuno. Io non ho un impiego, sono stata in Camera del Lavoro dove nel modulo che mi hanno fatto riempire ho espresso le mie esigenze di un impiego sicuro per poter sopravvivere, mi è stato risposto che il posto fisso non esiste più.

Qualcuno potrebbe domandarsi: “Allora è stata trovata una soluzione temporanea?” nemmeno quella. Mi sono rivolta  per un sussidio al comune di Ozzano Dell’Emilia, la risposta è stata: «Signora lei è fortunata perché ha una famiglia e un tetto sulla testa, ci sono persone messe peggio di lei ed hanno la priorità» A quel punto ho alzato le spalle, vergognandomi quasi, ho replicato: «Ha ragione, le chiedo scussa» e sono andata via. Il 28 marzo tutte le istituzioni bolognesi si sono fatte pubblicità, hanno detto la loro: «Bisogna fare qualcosa per questa donna, perché è rimasta sola» ma oggi la vedova Campaniello e le altre sono state già dimenticate. Sono quattro mesi che mio marito si è dato fuoco, nessuno mi ha più scritto, nemmeno quattro righe. Questa è una vergogna, dovrebbero mettersi tutti una maschera in faccia.  Vorrei guardarle negli occhi queste persone, ma non lo so se loro hanno il coraggio di guardare me. Io vado avanti, continuerò a denunciare e quando ho la possibilità di parlare lo faccio sempre al plurale, anche per chi ha deciso di rimanere in silenzio.”

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