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Lydia Chaco e’ una di noi

 

Il caso di Lydia Chaco (nella foto con Roberto Saviano, ndr), giornalista messicana sequestrata, torturata e percio’ costretta a lasciare in proprio Paese, dopo le sue inchieste sul malaffare (dalla pedofilia, alla prostituzione, alla criminalita’ diffusa) e’ l’ennesimo capitolo di una catena di violenze contro la stampa che va avanti da tempo. Il Messico e’, per i giornalisti una delle aree più critiche: minacce, sequestri di persona, assassini da parte di gruppi criminali che puntano a imporre la “mordaza”, il silenzio, all’informazione. Il Sindacato Nacionale de Redactores de la Prensa de Mexico e la Federazione Nazionalew del Giornalisti hanno ripetutamente denunciato l’incapacita’ delle autorita’ politiche, investigative e giudiziarie a spezzare questa catena di violenza, di cui ora e’ vittima Lydia Chaco.
Ancora di recente il nostro sindcato mondiale ha rilanciato la campagna contro l’impunita’ per i crimini contro i giornalisti e le azioni che feriscono la liberta’ di stampa e di espressione: “Le autorita’ messicane hanno l’obbligodi lottare contro i ripetuti assalti, le minacce e le violenze che colpiscono i lavoratori professionali dell’informazione. La societa’ civile messicana ha mostrato, anche con mobilitazione pubblica, di volersi fare avvolgere da questo clima di intidimazione e paura. Ma occorre un’azione più incisiva e determinata di contrasto a tutti i livelli.”
Far uscire dai propri confini le notizie scomode di traffici malavitosi, rendere noti i casi di giornalisti minacciati o fatti sparire (dal Duemila a oggi un centinaio ammazzati e una quindicina desapericidos) significa non lasciare soli quanti fanno il proprio dovere, ovunque, per assicurare il diritto all’informazione, condizione primaria di legalita’ e rispetto dei diritti umani. La solidarieta’ internazionale di categoria e dell’associazionismo democratico e’ doverosa e puo’ essere decisiva per debellare il fenomeno dei crimini contro la stampa. Lydia Chaco e’ una di noi e le stiamo vicini. Le sue opere, le sue denunce varcano i confini. Il crimine contro di lei ha fatto danni e molto male ma non ha vinto. Ora bisogna vincere la battaglia per la sua vita e il suo lavoro, libero.

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