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Israele e le terre del terrore

 

di Nadia Redoglia
Per la prima volta nella storia “the U.S. State Department” nella sua relazione annuale sul terrorismo planetario, ha definito “atti terroristici” le azioni usurpatrici dei coloni israeliani a danno delle terre palestinesi, fin dal 1948 (!) così sancite* E’ evento epocale, ma nessuna (italica) testata ne ha fatto menzione. Cogliamo (solo noi) dunque l’occasione per proporre la notizia agganciandoci ad altra “news” buttata là, ma probabilmente solo perché facente parte d’agostana informazione: il Sudafrica da oggi ha bandito l’etichetta ‘Made in Israel’ dalle confezioni dei prodotti provenienti dagli insediamenti dei coloni ebrei nei territori palestinesi occupati, considerati illegali dalla comunità internazionale. Il Sudafrica?! Quello che fino a pochi anni fa era emblema dell’apartheid più sfrenata? Sì, proprio quello. Roba grossa dunque! Se a questa ci aggiungiamo poi i commenti di Benyamin Netanyahu, tutti volti a definire l’azione sudafricana “discriminatoria” “senza precedenti” e “totalmente inaccettabile” in quanto che “questo tipo di misure sostanzialmente discriminano e isolano, creando un boicottaggio generale”, potremmo pure cominciare a riflettere sulla natura di “discriminazione e isolamento senza precedenti” e meditare seriamente sul significato di “boicottaggio”, sì da poter scientemente puntare il dito contro chi discrimina, isola, boicotta da sempre, ma che, almeno fino a oggi, è stato ampiamente non solo giustificato, ma appoggiato con fusa da aplomb, a dispetto del piombo fuso.

* http://www.haaretz.com/blogs/diplomania/for-first-time-u-s-state-department-defines-settler-violence-as-terrorism.premium-1.459087

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