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Dall’unto al presunto

 

Grazie a l’A7 ho rivisto un film straordinario “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Uscì negli anni ’70, in un’Italia epocale tremenda che da un lato dilaniava con orrore e crudeltà, dall’altro rimpannucciava nel mito del benessere a portata di mano. In mezzo, a dirimere e dirigere, ci stava la politica del Viminale, consigliera e protettrice delle altre politiche di governo. Il film fu (ed è) capolavoro di verismo. Da allora sono sì mutate parole, opere e missioni, ma la natura della “cosa” è rimasta sostanzialmente intatta: recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore. Gli è che allora eravamo ben consapevoli del significato di “parte” e “onore” e ciascuno (pensante) poteva regolarsi scegliendo di non recitare, ma d’essere, in quanto che l’onore, come il coraggio di don Abbondio, o ce l’hai o non te lo puoi dare. In qualche decennio, da “autonomi” ci siamo trasformati in “orientati” solo a recitare (bene o male non ha più importanza: recita e basta, in questo consiste l’onore) altrimenti non siamo, dunque non esistiamo. Ex papi di governo docet. Ricordate l’invito a non trasmettere più “La piovra”, a non leggere Saviano ecc. ché poi la (g)gente, per forza, dice che in Italia c’è la mafia: che immagine diamo?! Ecco.

Oggi che non governa più (lui, non la mafia) potremmo ritrasmettere tutte le puntate se non fossero diventate anacronistiche come il tenente Colombo. Il pubblico, infatti, sta aspettando di vedere la nuova serie de “I colpevoli tra Stato e mafia”. I “trovarobe” ci assicurano che c’è stata la trattativa, ma registi, sceneggiatori, produttori e distributori al di sopra di ogni sospetto, li tacciono in malo modo, informandoci che è solo presunta! Immagina…

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