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La Rai entra nel segno della Tarantola

 

Non è cronaca ma neppure totalmente fantasia. Descrizione del probabile all’arrivo di Anna Maria Tarantola, neo Presidente Rai, in viale Mazzini 14, Roma…

In taxi sino al cavallo. Certamente, dato il grado raggiunto in Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola sarà abituata all’uso della macchina di servizio. Eppure, sono certo, domani mattina lei si presenterà di buon’ora in viale Mazzini 14 con un taxi. Senza neppure una ricevuta da mettere successivamente in nota spese. Ai sacrifici è certamente abituata dato il cambio a perdere, almeno in fatto di soldi, che ha accettato tra Banca d’Italia e Rai. Lo stile, si sa, si vede già dalle prime mosse. Dai particolari. Immaginiamo questa gentile ma decisa signora di una certa età (siamo nati nello stesso anno, io buono per la pensione, lei per iniziare una nuova impresa) avviarsi con tanto di cartella (non immagino alcuna borsetta vezzosa), superare la statua del cavallo scosciato, entrare nell’atrio, rivolgersi ad una delle belle receptionist che intravvedi oltre la blindatura a vetri sulla destra. “Buon giorno, sono Anna Maria Tarantola e sono la nuova Presidente. Mi fa entrare?”. Spero che quale che sia la cortese ragazza che avrà di fronte abbia ordini di non chiedere documento di identità, come accade a noi mortali, e nome di chi, interno Rai, invita ad accedere (il CdA o direttamente Mario Monti? Ma lui non è un interno!). Sicuramente scatterà l’allarme generale già predisposto. Spero.

Il primo ascensore a destra. Certamente, a segnale già prestabilito, la guardia giurata che staziona oltre i cilindri rotanti modello bancario antirapina, si precipiterà ad aprire un varco senza bisogno di alcuna tessera, mentre dal settimo piano si precipiteranno ad accoglierla gli ex padroni di casa. Teoricamente il suo predecessore Paolo Garimberti dovrebbe già aver lasciato, oltre all’incarico, anche l’incomodo. Certamente sarà un incontro tutto al femminile, lì nell’enorme atrio di una Rai già trionfante, tra marmi, statue e giardinetto zen vetrato, rifugio concesso agli ultimi tabagisti. Lorenza Lei accoglie l’altra donna che sa essere destinata a destituirla, anche se dietro lauta e soddisfacente ricompensa, recitando la dovuta litania del “Benvenuto e auguri per il difficile lavoro che l’attende”. Poi la magia del settimo piano da raggiungere con la colonna di doppi ascensori sulla destra, il primo a destra. Quello che ha una chiavetta magica a comandarlo e che non offre alcuna pulsantiera. La Tav degli ascensori, dalla terra al cielo, o viceversa, direttamente. Del resto, scoprirà presto la signora Tarantola, quello della Rai è un palazzo stracolmo di simbologie occulte, alla Dan Brown. Ad esempio che la sua pianta rappresenta la R tutta stilizzata, come un vero labirinto esoterico.

La cabala del potere. Settimo piano, numero magico, come quello dei sette consiglieri eletti in vigilanza, oltre a lei (lettera minuscola in questo caso), l’altro consigliere nominato da Tesoro e il prossimo Direttore generale, a fare la terna (altro numero magico) del potere decisionale Rai. Al Presidente tocca l’ampio studio sulla zampetta anteriore della erre. Tra viale Mazzini e la chiesa di Cristo Re,  per noi mortali, con vista a sinistra del cavallo. Dall’altra parte della stessa erre (il tondo della R reso diritto per esigenza architettoniche), la postazione del Direttore generale, tra viale Mazzini e via Pasubio. A unire i due capisaldi del potere Rai, un corridoio in mezzo con la sala del Consiglio e uffici solo all’interno, una porta a tutta parete a separare il regno di Anna Maria Tarantola da quello, altrettanto sbarrato che sarà presto, già domani (secondo previsioni), del nuovo Dg Luigi Gubitosi. Uffici di segreteria, sale riunioni, sala del Consiglio e oculato servizio privato di bar per acqua ed espresso, servono anche il corridoio centrale (fine del falso tondo della Erre), con gli uffici di Consiglieri e loro staff. Il tutto marcato, anche visivamente, da un lucido parquet al posto del rappezzato linoleum del resto degli umani Rai. Sui quadri alle pareti, più pregio che buon gusto.

Geografia del prestigio. Ovviamente gli spazi destinati alla dottoressa Tarantola e al Dg Gubitosi sono adeguati al loro ruolo. Segreteria personale a portata di stanza e staff lungo ciò che resta della settima Erre sopra il cavallo. Per i sette consiglieri, opportunità dispari per semplici questioni architettoniche. Ambita la stanza con bagno privato che fu del fu consigliere anziano (presidente per un giorno) Sandro Curzi. Ma questi sono dettagli. Certo è che il solitamente silente e ovattato Settimo, questa mattina sarà tutto affollato e plaudente, come impone la cortesia e un po’ di opportunismo che da questa parti non ha mai guastato nessuna carriera. Immagino un breve saluto ai neo consiglieri presenti (tutti quelli non orfani berlusconiani certamente), ed una lunga relazione tecnico contabile da parte della direttore generale uscente Lorenza Lei. Dettagli e chiarimenti su molti elementi già noti alla severa bancaria, che da settimane ormai sta studiando ogni documento degli ultimi anni uscito dal Consiglio di amministrazione e dalla direzione generale. Alla dottoressa Tarantola non mancano né le fonti, né -dicono- la decisione. Quindi, massima attenzione al suo fraseggio, al come porgere gli argomenti, alla sintesi e chiarezza di risposte. Nomen omen, e donna.

L’altra geometria. In realtà, sia la neo Presidente sia i suoi più che gentili ed ossequiosi neo collaboratori sanno che non è oggi la vera partita. Oggi è l’assaggio per prendersi reciprocamente le misure. Nessun innamoramento in vista ma solida diffidenza. Martedì 17 (sempre numeri strambi), sarà la vera presentazione tra le parti. Primo Cda Rai presieduto da Anna Maria Tarantola per decidere la nomina del nuovo direttore generale, oltre alla formale ratifica della nomina di Tarantola a presidente dell’azienda del servizio pubblico. Nessun dubbio su Luigi Gubitosi, nome  indicato oltre un mese fa dal premier Monti. Quello stesso giorno dovrebbe tenersi anche l’assemblea degli azionisti, pronta a ratificare la decisione del Cda. Secondo e decisivo round, con conta consiliare indicativa anche per il futuro Rai, mercoledì, per affrontare il più delicato capitolo delle deleghe e dei superpoteri al nuovo presidente. Il Cda – meglio dire, parte di esso (i quattro consiglieri espressi da Pdl e Lega in commissione di vigilanza)- non ci sta ad avere un ruolo marginale a cui verrebbe relegato se molte delle decisioni diventassero prerogativa di Presidente e Direttore generale. La politica politicante scalcerà, signora Presidente, da domani. E non si aspetti riguardi ma sgambetti.

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