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Infortuni sul lavoro. Il calo? Merito della crisi

 

La diminuzione del numero degli infortuni sul lavoro
«è senza dubbio una buona notizia, ma non bisogna farsi troppe illusioni. Il
calo è riconducibile in buona sostanza alla diminuzione del numero degli
impiegati e delle ore lavorate a causa della crisi economica».

Così le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani commentano i dati
presentati oggi dall’Inail alla Camera dei deputati, che registrano per il
2011, in continuità con gli ultimi anni, un calo degli incidenti sul lavoro
di circa il 6%. Diminuiscono anche gli infortuni mortali: 920 contro i 973
del 2010. «Ma resta intollerabile per un Paese civile la cifra di quasi di
mille vittime sul lavoro ogni anno».

Anche il dato specifico sugli infortuni in itinere (-7,1%), quelli che
avvengono nel tragitto tra casa e lavoro, «può essere legato – secondo i
tecnici del Patronato Acli – ad una maggiore incidenza di situazioni non
riconducibili  alla normativa vigente, che appare troppo rigida in questo
campo specialmente per quanto riguarda gli spostamenti con l’utilizzo del
mezzo proprio e gli spostamenti che coniugano l’itinerario da e per il
lavoro con altre incombenze familiari».

La normativa sugli infortuni in itinere andrebbe modificata, secondo le
Acli, estendendo ad esempio la copertura assicurativa Inail anche a chi
sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro. Le
Associazioni cristiane dei lavoratori italiani aderiscono alla campagna “In
Itinere”, sorta nell’ambito del movimento “Salvaiciclisti”, della
Federazione italiana amici dei ciclisti (Fiab), della Federazione europea
dei ciclisti (Ecf), che chiede appunto nuove tutele per chi va a lavoro in
bici.

«Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto
per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso – spiega
Paola Villa, responsabile delle Acli per lo sviluppo sostenibile – in Italia
il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare
traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio
rischio e pericolo».

Infatti, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in
bicicletta, l’Inail riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in
itinere” solo “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in
caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà
verificare se l’utilizzo era davvero necessario”. I sostenitori della
campagna puntano ad  introdurre una modifica all’art 12 del D.Lgs. 38/2000
aggiungendo al testo attuale la frase: “L’uso della bicicletta è comunque
coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile
utilizzo del mezzo pubblico”. «Esattamente come previsto per il lavoratore
che si reca al lavoro a piedi – spiega Paola Villa – va annullata
l’equiparazione della bicicletta con qualsiasi altro mezzo privato e
considerata l’opzione della bicicletta come scelta di mobilità sostenibile e
quindi orientata ad un beneficio pubblico».

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