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Sì, l’Italia è tutta un film

 

di Nadia Redoglia
In prima visione proiettarono i blitz della Finanza nei siti lussuosi per antonomasia (principiò Cortina) in quanto da sempre location dei principali film di cassetta perciò visti e rivisti dallo spropositato numero d’italiani affetti dal “vorrei, ma non posso” e dunque goduriosi per il “gliel’abbiamo fatta pagare”. Poi, per davvero, si passò a lacrime e sangue (cfr Fornero, ma anche no, e suicidi) per recuperare e spazzolare i soldi autentici ossia i concreti ed esistenti, perché controllati alla fonte, da stipendi e pensioni.

Ora pare sia giunto il tempo d’interrompere con nuovo stacco pubblicitario, tanto per distrarre dalla mattanza.  Fornero avanza: “anche gli statali potranno essere licenziati come i privati”. Ma dove sta scritto che quelli non potevano essere licenziati?! E’ un dettaglio ché la volontà di debellare il comune sentire prevale  e perciò si può ancora ricorrere agli stereotipi da film che, nella fattispecie, risalgono perfino a quelli in bianco e nero di Totò/Peppino/Sordi e compagni, fantastici interpreti d’ilare lassismo d’ impiegati pubblici.  Ma ci voleva la sua collega Severino per raggiungere l’apice della convenzione cinematografica. La Eagle Pictures  presents:  Papillon from Guyana to Emilia. Con ‘sta performance si dovrebbero anche poter accontentare quelli che: “i galeotti mangiano gratis 3 volte al giorno e c’hanno persino la tv”…
Per carità, piuttosto delle casalingue e giovannonecoscelunge che ci hanno propinato fino a poco fa, va bene tutto, perfino quelli di fantascienza: basta che non pretendano che ci crediamo.

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