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Strage di Brescia, la lunga scia nera impunita del “terrorismo di stato”

 

“Nessun colpevole! Nessun colpevole! Nessun colpevole!”. Il ritornello della giustizia formale si ripete nelle aule dei tribunali, dove da quasi 40 anni si cerca di scoprire i mandanti e gli esecutori delle “Stragi di Stato”, che hanno insanguinato il nostro Paese, procurato morti, feriti e dolore. Che hanno impedito il regolare corso della democrazia in Italia, bloccando per oltre due decenni qualsiasi cambiamento nei vertici del potere politico e istituzionale.

Nel profondo di una crisi economica, sociale, politica e culturale, quest’ennesimo schiaffo al popolo italiano suona come una beffa, un insulto alla razionalità e alla “verità popolare”, consegnata alla storia: i colpevoli materiali e i mandanti vanno ricercati nei settori degli apparati deviati dello Stato e tra i neofascisti. Altre versioni fantasiose non hanno mai retto alle prove di documentate inchieste giornalistiche e di quei magistrati con la schiena dritta, che hanno osato sfidare i segreti di Stato e i poteri occulti, più o meno “incappucciati”.
Anche se per i giudici della Corte di Appello di Brescia “ormai è una vicenda che va affidata alla storia, ancor più che alla giustizia”, resta la ferita morale per chi si è battuto per decenni (familiari delle vittime, movimenti, sindacati, intellettuali, giornalisti), perché la giustizia degli umani fosse fatta. Altro che dover pagare le spese processuali per le parti civili, che, “tragica ironia della sorte”, vengono anche mazziate oltre che scornate da una sentenza pilatesca.
Non vorremmo che in questo clima di crisi generale, nel quale assistiamo anche ad una escalation di suicidi per lavori che finiscono, per le sopraffazioni di uno stato che sa solo tartassare, per la disperazione di un futuro ormai senza sbocchi, non vorremmo che si avverasse il detto: “il sonno della ragione genera sempre mostri”. L’ingiustizia porta con sé altra ingiustizia, purtroppo, e questi atti, presi nel rispetto delle leggi e di regole formali, possono ingenerare anche senso di frustrazione e spingere alla ribellione.
C’è un modo per sanare tutta questa ingiustizia “storica”: aprire i faldoni dei segreti di stato, costringere quei personaggi degli apparati riservati delle istituzioni a dire la verità, a parlare, avendo magari la sicurezza di un salvacondotto giudiziario, chiedere alla NATO, alla CIA e agli altri servizi segreti alleati (Grecia e Spagna, in primis, ma anche Germania, Francia e Gran Bretagna) l’accesso ai documenti “classificati”, solo per la parte inerente all’Italia. Non vorremmo aspettare ancora qualche decennio, per poi trovare casualmente questi faldoni dietro qualche nuovo “armadio della vergogna”, come fu per le stragi naziste, rimaste impunite per decenni, con i responsabili morti o talmente vecchi da non essere più perseguibili!
Non servono ulteriori soporifere e inconcludenti Commissioni parlamentari sulle Stragi. La politica non ha saputo nei decenni imporsi nei confronti dei “poteri forti ed occulti” su questo versante; anzi, ha lasciato che uomini di governo e delle istituzioni invecchiassero negli agi e nelle comodità familiari, persino con gli onori dello Stato, purchè restassero “ciechi, muti e sordi”.
Ci rivolgiamo al professor Monti, al capo del governo dei tecnici, a colui che ha saputo da Vicepresidente della Commissione Europea andar contro i poteri davvero enormi del capitalismo mondiale:
“Caro Professore, a 40 anni e più dai quei fatti, è la storia che deve giudicare e lo stato deve fornire ogni aiuto possibile affinchè ricercatori, giornalisti, giudici possano visionare i documenti riservati e ascoltare i testimoni ancora in vita, in qualsiasi parte del mondo si trovino. Lo faccia per le migliaia di familiari delle vittime e i sopravvissuti, molti dei quali portano sui loro corpi le orrende cicatrici di quegli attentati. Lo faccia per pacificare questo paese, che non ne può più di vedere con sospetto coloro che sono stati “dall’altra parte”, ora che il nostro paese ha bisogno di una forte coesione sociale. Lo faccia per un alto senso di giustizia e di rispetto alla Costituzione antifascista.
Lo faccia perché anche questo fardello, come i mali arcaici dell’Italia (l’evasione fiscale, la mafia, la corruzione, i tanti conflitti di interesse, la mancanza di senso dello Stato), venga allontanato una volte per sempre dalle spalle ricurve di tutti i cittadini onesti. Perché anche l’Italia sia così annoverata a buon diritto tra i paesi civili e virtuosi dell’Occidente”.

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