C’è un paradosso che sta accompagnando il processo al capo dell’associazione neonazista Do.Ra. e riguarda l’ostentazione. Un atteggiamento che ha molto a che vedere col fascismo, l’espressione di quella certa modalità di mostrare i muscoli mentre l’ordinamento costituzionale fa il suo corso e valuta se Alessandro Limido ha responsabilità penali nella messa in scena in piazza ad Azzate nel 2022 di un “processo” a Paolo Berizzi, che adesso è appunto persona offesa, costituito parte civile. Venerdì davanti al Tribunale di Varese in aula l’imputato si è presentato con una maglietta su cui c’era un messaggio chiarissimo “Alla scuola del sacrificio l’unica lezione è l’esempio”; ad “accompagnare” Limido uno squadrone di militanti neonazisti, per sfoggiare simboli e modi del regime in un luogo della democrazia fondata sulla Costituzione antifascista, che quei simboli li ha aboliti insieme al regime nel quale hanno proliferato. Eppure sono ancora in circolazione, impunemente. Mentre la parte civile, che queste cose le denuncia ogni giorno raccontandole sul giornale Repubblica e nei suoi libri, è dovuto entrare in Tribunale passando dal garage, per motivi di sicurezza. E quelli di Do.Ra. nel frattempo sono entrati in aula dalla porta principale. Questo non è pressing sui giudici, cosa che impropriamente, molte volte, è stata evocata, come nei processi per le navi dei migranti, tanto per fare un esempio. No, è solo l’esaltazione di simboli e modi fascisti alla luce del sole in una Repubblica antifascista, quella italiana.
