Emfa, la grande incompiuta

Abusi e violenze sui prigionieri palestinesi sono la normalità

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“Le violenze sessuali compiute dai militari israeliani ai danni dei detenuti palestinesi mirano a togliere la dignità a chi le subisce di camminare a testa alta nelle strade. Ma noi la testa continuiamo a tenerla alta, nonostante tutto”. È la drammatica testimonianza di un sopravvissuto rilasciata al regista Awad Joumaa autore dello sconvolgente documentario “Bodies of evidence” presentato nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Prodotto dalla rete televisiva Al Jazeera, il filmato ha avuto una difficile gestazione proprio per l’argomento affrontato. Le segnalazioni sono arrivate al regista da giornalisti locali, i casi sono stati sottoposti a verifiche, controlli incrociati e poi tanto tempo per convincere le vittime degli abusi a testimoniare di fronte alla telecamera, spesso oscurati per evitare ulteriori ritorsioni. Awad Joumaa ha lavorato da remoto coordinando una squadra di collaboratori in Cisgiordania. Torture e violazioni dei diritti dei prigionieri sono stati resi noti in precedenza anche da approfonditi rapporti di denuncia di grandi organizzazioni internazionali come Euro-Med Human Rights Monitor, Amnesty International nonché dall’ organizzazione non governativa israeliana B’Tselem (che titola significativamente il suo report “Benvenuti all’inferno”) sulle metodiche e diffuse violenze ai danni di donne, uomini e minorenni anche ricorrendo all’uso di cani appositamente addestrati. Un catalogo degli orrori ma anche una pratica diffusa nelle carceri israeliane fin dal 1979 e che dopo la strage di Hamas del 7 ottobre 2023 è diventata prassi consolidata. Nessun commento al reportage (richiesto dall’autore) da parte delle autorità israeliane che negano il ricorso sistematico agli abusi, sostenendo che eventualmente si tratta al massimo di casi isolati già sottoposti ad indagini. Un po’ come è successo con il documentario “Naza” si continua a negare tutto, anche l’evidenza come quel video trapelato dal centro di detenzione di Sde Teiman del 2024 che inchioda i responsabili di violenze alle proprie responsabilità. Nel documentario ci sono le preziose testimonianze di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, l’avvocato per i diritti umani Raji Sourani, e del professore Triestino Mariniello, giurista internazionale di grande esperienza e docente all’università di Liverpool.

Il documentario è visibile sul canale Youtube ma alla Camera è stata presentata una versione sottotitolata in italiano, curata dal produttore Pierangelo Pirak, che comincerà a girare nelle università italiane.

Un documento prezioso per comprendere le iniquità fuoriuscite dal vaso di Pandora della strage dei giovani ravers israeliani. Se la Corte Penale Internazionale svolge ancora un ruolo, bisogna chiederne a gran voce un intervento senza se e senza ma.

 


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