Vederlo dal vivo e da così vicino è diverso. Leggere le targhe che le federazioni dei giornalisti di Germania, Italia, Francia hanno apposto sul memoriale spontaneo dedicato alla memoria di Daphne Caruana Galizia situato di fronte al tribunale (Law Courts) costringe a scorrere velocemente i motivi per cui tutto questo è accaduto. Daphne è stata uccisa con una bomba azionata a distanza, in perfetto stile mafioso, il 16 ottobre 2017 e un mese fa l’imprenditore maltese Yorgen Fenech è stato dichiarato non colpevole della responsabilità di mandante dell’attentato; ma pochi giorni dopo la lettura del verdetto quattro giurati del processo sono stati arrestati perché sospettati di manipolazione durante e dopo il processo. In quegli stessi giorni una imponente manifestazione a La Valletta ha fatto emergere tutte le incongruenze di quel verdetto e la posizione incredibile (ma vera) dei giurati. Ne parlo con Manuel Delia in un bar a pochi passi dal luogo che ricorda Daphne, in pieno centro città, e lui mi dice che questa storia è stata una grande delusione umana prima che giudiziaria, perché nel corso del processo erano emerse tante prove contro Fenech. Ma stiamo parlando di un uomo potente e ricco, forse intoccabile. L’isola risplende di un sole d’estate anche se l’autunno è alle porte, affollata di crocieristi in bermuda e quindicenni britannici che sciamano lungo il corso principale. Sembra quasi tutto normale eppure non lo è. Republika e #occupyjustice con le iniziative di questi giorni sottolineano che la battaglia per avere giustizia sulla morte di Daphne si è fatta più dura, l’obiettivo più lontano. E tutto questo passa dall’informazione, dalla necessità di continuare a raccontare ciò che raccontava Daphne, altrimenti la sua eredità sarà perduta.
La Valletta 15 ottobre 26
