La sequenza si consuma nell’aula del Consiglio comunale di Cantù. In discussione c’è la mozione presentata dalla consigliera di Cantù Civica, Cecilia Volonté, sostenuta dall’ANPI e dalle opposizioni: revocare la cittadinanza onoraria conferita nel 1924 a Benito Mussolini e assegnarla, a cent’anni dal suo assassinio, alla memoria di Giacomo Matteotti. Mentre gli interventi si susseguono tra i banchi della giunta e della minoranza, nella zona riservata al pubblico fanno il loro ingresso quattro uomini. Sono esponenti di Ultima Legione, gruppo dell’estrema destra neofascista, come rivelato in un’inchiesta firmata da Francesca Del Vecchio su La Stampa. Si siedono e occupano la fila fissando l’aula per tutta la durata del dibattito, con una presenza che trasforma la seduta in un vero e proprio presidio neofascista, che ha tutta l’aria dell’intimidazione politica. Poco dopo, la mozione viene bocciata a maggioranza. La cittadinanza onoraria a Benito Mussolini resta, quella a Giacomo Matteotti viene respinta. I quattro militanti assistono alla proclamazione dell’esito senza che nessuno, tra la presidenza del Consiglio o le forze dell’ordine presenti, chieda l’allontanamento o l’identificazione. Eppure le cronache giudiziarie legate alla sigla portano a un’inchiesta precisa. Nel maggio del 2021, la Digos e la Procura dell’Aquila hanno firmato decreti di perquisizione a carico di circa trenta militanti di Ultima Legione distribuiti in diciotto province italiane. Gli atti d’indagine contestavano reati previsti dalla Legge Scelba, tra cui l’associazione finalizzata alla riorganizzazione del disciolto partito fascista, istigazione alla violenza per motivi razziali, propaganda d’odio in rete e addestramento tattico. Oggi, gli appartenenti al gruppo hanno riorganizzato le attività sul territorio lombardo, spostandosi dall’Alto Lario al comasco con azioni di pattugliamento e presidi locali, fino all’episodio di ieri. Resta da chiedersi perché questa organizzazione non sia ancora stata disciolta in attuazione della Costituzione e della Legge Scelba. E come sia possibile che i suoi militanti restino liberi di muoversi e fare presidio dentro un Consiglio comunale, nella casa della democrazia e della rappresentanza dei cittadini.
