Sì, forse moriremo berlusconiani. Caffè del 10 luglio

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Un filo di follia serpeggia fra le pagine dei giornali. Si torna a scrivere di grazia a Berlusconi, si scopre che garantismo è attendere il terzo grado di giudizio prima di allontanare un politico (così Scajola sarebbe ancora ministro), si tira un respiro di sollievo perché finalmente “rientra la fronda Pd”, come scrive La Stampa in prima pagina. Naturalmente i giornalisti non sono pazzi, o almeno c’è del metodo nella loro pazzia, dunque un fumus veritatis dovrà pure esserci.

Provo a svelarlo, in modo politicamente scorretto. Il 18 luglio è prevista la sentenza d’appello contro Silvio Berlusconi nel processo per il “Bunga Bunga”. Dopo aver perso 2 mesi in commissione, la maggioranza riformista vuole che l’aula del Senato voti la riforma entro il 17 (il Sole24Ore lamenta che altri provvedimenti, come il Jobs Act, finiranno in coda) perché teme che la condanna possibile del Capo suoni il rompete le righe in Forza Italia. Naturalmente Berlusconi è consapevole di tutto ciò e vuol mandare la cambiale all’incasso: Repubblica pagina 9: “dopo il sì alle riforme, giusto darmi la grazia”. Repubblica pagina 10: “Consulta, spunta il patto Violante Verdini. Berlusconi vuole eleggere il suo avvocato alla Corte costituzionale in cambio dei voti per il democratico Violante”.

Il Giornale avverte “La doppia morale del Pd: garantista solo con gli amici”. Da Errani a Orsoni, dalla Barracciu al caso Gentile, lo strabismo di Renzi & Co. è evidente: viene protetto chi ha santi al Nazareno”. E noi perché no? Chiedono  in coro Sallusti e amici. Ma sì, vedrete che cambierà anche per voi: Ghedini elevato al rango di giudice costituzionale sarebbe un bel segnale, ma anche se non passasse ora (a proposito, anche oggi voteremo scheda bianca perché il Patto del Nazareno non ha ancora dettato i 2 nomi da votare), vedrete che la storia vi darà ragione.

E qui arriva la riforma del Senato. Corriere della Sera, pagina 3, retroscena firmato da Maria Teresa Meli. Matteo Renzi confida ai suoi: “la riforma del Senato si farà. E con la legge elettorale…vedrete che si troverà la quadra, esattamente come è successo a Palazzo Madama”. Cos’è successo a Palazzo Madama? Che dopo due mesi di trattative – nei quali la maggioranza riformatrice si è frenata da sola perché i dissidenti erano stati messi fuori gioco già dal 6 maggio – un testo di riforma sarà pronto tra poco e alle 16,30 Finocchiaro e Calderoli lo illustreranno in aula.

I senatori saranno 100 (come noi avevamo proposto) ma i deputati resteranno ben 630 per esplicita richiesta di Renzi. Già questo forte scarto nei numeri sarebbe motivo di squilibrio. Ma le cose diventano gravissime se si tiene conto che Camera e Senato, in tutto 730 grandi elettori, sceglieranno il Presidente della Repubblica. E alla Camera chi conquista il 37% ottiene 340 deputati. Più 35 senatori (il 37% della torta di Palazzo Madama se spartita in modo proporzionale)fanno 375. 10 in più di quanto ce ne vogliono per eleggere il Presidente della Repubblica. 

Però, dice il Corriere, dovranno prima andare in bianco ben  “8 scrutini a maggioranza qualificata” (i primi 4 con quorum dei 2/3, gli altri 4 con quello dei 3/59.) Già, ma se il premier ha la pistola carica (alla nona posso votarmelo da solo, il presidente) cosa saranno le trattative con le opposizione se non una burla o, peggio, uno scambio, ti eleggo chi vuoi tu e in cambio mi dai a me…?  Vorrei ancora ricordare che il Presidente della Repubblica, ha poi la facoltà di scegliere 5 giudici costituzionali su 15. E il cerchio si chiude: chi ottiene il 37% dei voti validi (un quarto degli elettori potenziali) può governare, con poteri simili a quelli del cancelliere tedesco, ma in più può scegliersi il Capo dello Stato e determinare  equilibri a lui favorevoli della Suprema corte. È il sogno di Berlusconi realizzato da Renzi: l’unto dal popolo che potrà controllare ogni potere politico, giudiziario, costituzionale.

“Ma vi pare — confida Renzi alla Meli — che poteva andare avanti una rivolta guidata da Minzolini, Mucchetti e Mineo? I giornalisti facciano il loro mestiere e lascino perdere la politica”. Non è esatto, mister 49,8%, i giornalisti dovrebbero proprio scomparire per non correre il rischio che crolli il castello di bugie, di omissioni e compiaciuti ammiccamenti con cui da qualche tempo si alimentano i media.

Post scriptum. Io trovo che Errani abbia dimostrato di essere una persona seria e, come Prodi, penso che sia un uomo onesto. Però ha ragione Errani: ci si dimette lo stesso. Una condanna è una condanna e ci si deve allontanare dalla politica fino ad assoluzione piena. La questione morale come questione politica, scriveva Enrico Berlinguer

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

Da corradinomineo.it


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