La distruzione della civiltà persiana è stata rinviata, il mondo tira un sospiro di sollievo. Abbiamo altre due settimane di tempo per evitare che Trump torni a bombardare l’Iran, contro cui aveva avviato una guerra con Israele senza una strategia, senza una via d’uscita. Ora c’è un cessate il fuoco e una proposta in dieci punti mediata dal Pakistan che prevede la riapertura dello stretto di Hormuz in coordinamento, ha precisato l’Iran con le forze armate iraniane. In un nuovo post un po’ criptico su Truth Trump spiega invece che gli Usa aiuteranno nella navigazione di Hormuz e resteranno in zona per verificare che vada tutto bene. Cosa voglia dire non è chiaro. Si faranno un sacco di soldi, scrive Trump e Iran può iniziare l’opera di ricostruzione. Arriveranno beni di ogni tipo aggiunge, immaginando in modo surreale per il Medio Oriente una età dell’oro.
L’Europa come al solito è inesistente, non c’è e neanche balbetta. Che cosa è successo in realtà? Lo capiremo meglio nei prossimi giorni, quando a Islamabad, la capitale del Pakistan, venerdì cominceranno gli incontri tra americani e iraniani. Va ricordato che c’erano già delle trattative in corso mediate dall’Oman, interrotte bruscamente dal delirante bombardamento di Usa e Israele sull’Iran il 28 febbraio. Si ricomincia quindi da una bozza che è molto simile a quella che era girata già nelle scorse settimane. L’Iran intanto dichiara, a ragione, vittoria. In poco più di un mese di guerra è riuscita a tenere testa a due potenze di fuoco come Stati Uniti e Israele e a mettere in ginocchio il commercio mondiale di petrolio chiudendo lo Stretto di Hormuz. Ha dimostrato di avere a disposizione un’arma più potente di quelle stracostose americane e israeliane: il rubinetto del petrolio. Dietro il nuovo accordo ci sarebbe stata anche la silenziosa Cina, assetata di petrolio. Intanto il regime iraniano è ancora tutto là, anche se l’Ayatollah Khamenei non sarebbe nel pieno delle sue funzioni e sono ancora tutte sul tavolo delle trattative le questioni fondamentali che hanno scatenato la guerra. Rimane anche il nodo di Israele che non ha alcuna intenzione di fermarsi nella sua guerra in Libano contro Hezbollah, ma di fatto contro il popolo libanese. Siamo a un milione e duecentomila sfollati per le strade di Beirut. Un’altra guerra fuori dal diritto internazionale che andrebbe fermata. Ma chi c’è che la può fermare?
