“Il Presidente afferma il suo potere straordinario di imporre unilateralmente tariffe di importo e durata illimitata. Ma alla luce della storia e del contesto costituzionale di tale autorita’ egli e’ tenuto ad avere una autorizzazione del Parlamento per esercitare un tale potere” . Queste poche righe vergate dal “chief justice della corte suprema John Roberts sono lo schiaffo piu’ sonoro ricevuto da Trump dal giorno della sua elezione. La corte , che e’ a stragrande maggioranza composta da giudici di orientamento conservatore, ha votato sei a tre contro Trump a difesa delle prerogative del Congresso degli Stati Uniti. Trump lo aveva scavalcato invocando una legge del 1970 sulle emergenze che in realta’ si riferisce a minacce concrete alla sicurezza nazionale. Il riferimento alla minaccia costituita dalla droga Fentanyl in arrivo dai mercati sudamericani sul suolo nordamericano e’ stato giudicato insufficiente ( anche perche’ inapplicabile ai dazi imposti ad altri paesi dall’Europa all’Asia). Trump ha definito il verdetto “vergognoso” paventando danni gravissimi all’economia americana in caso di bocciatura della sua politica protezionista. In realta’e’ vero proprio il contrario: a pagare i dazi erano soprattutto le imprese e i consumatori americani. Ma e’ presto per pensare che il protezionismo trumpiano sia finito. La Casa Bianca aveva gia’ preannunciato altre misure per aggirare un ‘eventuale bocciatura della Corte. Quel che e’ certo e’ che gli scricchiolii intorno alla Casa Bianca sono ormai sempre piu’ evidenti e provengono da ambiti diversi.
La sentenza della Corte Suprema arriva nel pieno del clamore sullo scandalo Epstein. L’arresto dell’ex principe Andrea in Gran Bretagna ha sollevato un ampio movimento di parlamentari americani che invocano chiarezza anche dall’altra sponda dell ‘Atlantico. “Il principe Andrea e’ stato arrestato, adesso abbiamo bisogno di giustizia anche negli Stati Uniti “ parole non di un democratico ma di un parlamentare repubblicano , Thomas Massie.
E un altro deputato , il democratico Maxwell Frost, ha dichiarato a Time che l’esame degli Epstein files c0nsentito ai parlamentari rivela in maniera inequivocabile il tentativo dell’amministrazione Trump di nasc0ndere verita’ spiacevoli per il presidente.
Infine c’e’ l’economia. Il dipartimento del commercio rivela che l’economia americana e’ cresciuta fra l’ottobre e dicembre nel 2025 dell’1,4 per cento ben aldisotto delle previsioni del 3 per cento.
Troppi scricchiolii a pochi mesi dalle elezioni di midterm del novembre prossimo. Forse anche per questo Trump punta a un successo internazionale per risollevare la sua immagini di invincibilita’. Ma l’attacco all’Iran che sembra sempre piu’ vicino rischia in realta’ di diventare per lui una trappola pericolosa , una scorciatoia illusoria che anziche’ risolvere potrebbe aggravare i suoi problemi di fronte a un elettorato sempre piu’ disorientato e perplesso.
Articolo pubblicato su la Gazzetta del sud diretta da Nino Rizzo nervo
