E’ arrivato il grande giorno del Board of Peace, il comitato privato del presidente Trump che lo ha creato, ha deciso di presiederlo a vita e ha scelto con cura chi ne può fare parte, dietro assegno da un miliardo per diventare membri permanenti. Oggi c’è la prima riunione a Washington e Trump avrebbe sperato che vi entrasse anche il Vaticano ma il cardinale Parolin, segretario di Stato, ha declinato dicendosi perplesso. La Santa Sede ha una natura diversa dagli altri stati, è stato spiegato e ci sono alcuni punti critici che richiedono chiarimenti. ” A livello internazionale dovrebbe essere soprattutto l’ONU a gestire queste situazioni di crisi” ha aggiunto Parolin mettendo in luce una delle criticità più vistose. IL Board of Peace infatti si presenta come una alternativa all’Onu e dovrebbe occuparsi, ha lasciato intendere Trump, non solo di Gaza ma anche di altri conflitti nel mondo.
Piccata la risposta della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ” E’ Spiacevole che il Vaticano non partecipi al Board of Peace’, la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa”. Al momento nel Board of peace ci sono un po’ di monarchie del Golfo e dintorni, qualche sovranista tipo Orban, qualche generale e qualche amico ultraliberalista come l’argentino Milei, amico di Tump. Hanno aderito in 27, ma non ci sono i paesi del G7 e dell’Unione Europea. Non ci sono soprattutto i palestinesi per i quali è previsto un ruolo tecnocratico di amministrazione locale. Alcuni stati europei hanno mandato dei funzionari come osservatori, L’Italia che si è data proprio la veste di paese osservatore per non violare la Costituzione che ci impedisce di entrare in un organismo in condizione di non parità con gli altri stati, ha mandato il ministro degli esteri Tajani,il più alto di ruolo tra gli osservatori.
Curioso che più della metà dei paesi che hanno aderito, tra cui la Bielorussia, figurano nella lista recentemente pubblicata dall’amministrazione Trump delle 75 nazioni a cui è vietato il visto statunitense, in attesa di una revisione da parte del Dipartimento di Stato. Resta il fatto che sinora non esiste una proposta alternativa al piano di pace presentato da Trump in due fasi. Un piano che sta andando a rilento e che prevede decine di miliardi di investimenti per la ricostruzione di Gaza. Non è chiaro chi dovrebbe metterli e in che misura. Nella striscia, secondo quanto illustrato a Davos dal genero di Trump,l’immobiliarista Kushner , dovrebbe sorgere una comunità residenziale per i palestinesi in un’area bonificata nel sud di Gaza, ancora occupata da Israele. Sarà la prima di sei comunità previste accanto a a siti produttivi ad alta tecnologia e “180 grattacieli” tra hotel e residenze di lusso per turisti lungo la costa mediterranea di Gaza. Europa dove sei?
Piccata la risposta della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ” E’ Spiacevole che il Vaticano non partecipi al Board of Peace’, la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa”. Al momento nel Board of peace ci sono un po’ di monarchie del Golfo e dintorni, qualche sovranista tipo Orban, qualche generale e qualche amico ultraliberalista come l’argentino Milei, amico di Tump. Hanno aderito in 27, ma non ci sono i paesi del G7 e dell’Unione Europea. Non ci sono soprattutto i palestinesi per i quali è previsto un ruolo tecnocratico di amministrazione locale. Alcuni stati europei hanno mandato dei funzionari come osservatori, L’Italia che si è data proprio la veste di paese osservatore per non violare la Costituzione che ci impedisce di entrare in un organismo in condizione di non parità con gli altri stati, ha mandato il ministro degli esteri Tajani,il più alto di ruolo tra gli osservatori.
Curioso che più della metà dei paesi che hanno aderito, tra cui la Bielorussia, figurano nella lista recentemente pubblicata dall’amministrazione Trump delle 75 nazioni a cui è vietato il visto statunitense, in attesa di una revisione da parte del Dipartimento di Stato. Resta il fatto che sinora non esiste una proposta alternativa al piano di pace presentato da Trump in due fasi. Un piano che sta andando a rilento e che prevede decine di miliardi di investimenti per la ricostruzione di Gaza. Non è chiaro chi dovrebbe metterli e in che misura. Nella striscia, secondo quanto illustrato a Davos dal genero di Trump,l’immobiliarista Kushner , dovrebbe sorgere una comunità residenziale per i palestinesi in un’area bonificata nel sud di Gaza, ancora occupata da Israele. Sarà la prima di sei comunità previste accanto a a siti produttivi ad alta tecnologia e “180 grattacieli” tra hotel e residenze di lusso per turisti lungo la costa mediterranea di Gaza. Europa dove sei?
