Non passa giorno che esponenti del governo e della maggioranza non esprimano con chiarezza il loro pensiero profondo sullo scopo della cosiddetta riforma della giustizia. Venerdì scorso, subito dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione a favore dei ricorso contro la formulazione del quesito referendario, il capogruppo di FDI alla Camera dei Deputati, Galeazzo Bignami, si è scagliato contro la presidente della Commissione Giustizia Donatella Ferranti. Gli ha fatto immediatamente seguito il forzista Maurizio Gasparri che ha attaccato frontalmente il giudice Alfredo Guardiano chiedendo che venga disposta un’ispezione sul suo operato. Prese di posizione che non mostrano soltanto l’insofferenza verso le autorità istituzionali e costituzionali preposte al controllo, ma l’inconfessata voglia di trasformare il potere politico da controllato a controllore. Al di là delle spiegazioni che costituzionalisti e giuristi danno dell’impossibilità di rendere credibile sul piano del rispetto delle tutele democratiche il testo Nordio, basterebbe riflettere sui veri obiettivi che da decenni ispirano i cosiddetti riformatori, sulla scia Berlusconi-Gelli. E che dire della cosiddetta fase nella quale si indicheranno gli esperti da scegliere ad estrazione per formare uno degli organismi operativi della nuova organizzazione giudiziaria? Chi farà ‘l’esame del sangue’ dei candidati? Quali saranno i criteri che saranno applicati? Se già ora si accusa un giudice di avere un qualche orientamento politico, come è diritto di qualunque cittadino, cosa avverrebbe quando dovesse passare questo modo di procedere? Solo il NO potrà fermare la deriva autoritaria e anticostituzionale che nei programmi di questa destra-destra sarebbe solo il primo passo verso ulteriori attacchi ai diritti tutelati dalla Costituzione. Basti pensare alla presidente del Consiglio che interviene chiedendo che l’aggressione al poliziotto di Torino venga valutata come tentato omicidio, non come resistenza, o lesioni come le immagini hanno mostrato. In poco più di un mese e mezzo occorrerà una mobilitazione massiccia per fermare la poderosa macchina della propaganda che sta già operando e che diventerà sempre più ossessiva. È la strada che hanno scelto per eliminare progressivamente i controlli previsti dalla Carta Costituzionale sul Potere Politico e ribaltare tutto trasferendo sull’esecutivo un potere assoluto e di controllo degli altri poteri, in primo luogo quello della magistratura.
