Stupisce che due giornalisti, consiglieri di minoranza dell’Ordine Nazionale, Giovanni Innamorati e Francesca Filippi, non trovino niente di meglio da fare che scatenare una polemica per un finanziamento di 20 mila euro concesso ad Articolo 21, un’associazione che da anni si batte per la difesa della libertà di stampa e si schiera al fianco di chi è senza voce. Si tratta di una prassi che va avanti da anni, basata su bandi pubblici e progetti specifici. In questi anni abbiamo visto Articolo 21 nelle scuole a spiegare l’articolo 21 della Costituzione; al fianco dei genitori di Giulio Regeni e di Alberto Trentin, ma prima ancora al fianco di quelli di Ilaria Alpi e dei colleghi uccisi mentre erano in servizio, Andrea Rocchelli, Mario Paciolla, Italo Toni e Graziella de Palo. Sono infinite le battaglie di Articolo 21 per la verità e la libertà di espressione, condotte con coraggio anche in tempi scomodi quando al governo c’era chi giurava che Ruby rubacuori era la nipote di Mubarak.
Stupisce davvero che due consiglieri di minoranza abbiano preso a pretesto per attaccare Articolo 21, il fatto che nel sito si stia dando spazio a costituzionalisti che spiegano le ragioni del NO ad un referendum di riforma costituzionale sulla giustizia, voluto dal governo che ha ampiamente raccontato le sue ragioni sui media del servizio pubblico e della stampa tutta. Meno spazio hanno avuto le ragioni di chi si oppone a una riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e il rischio, secondo alcuni esperti, di una minore indipendenza dei PM dal potere politico. Il finanziamento incriminato ovviamente non c’entra niente con lo spazio dato ai costituzionalisti del No, ma i due consiglieri hanno voluto montare una bufera.
Stupisce e fa sorgere dei sospetti che due giornalisti attacchino altri giornalisti solo perché, tra le tante battaglie condotte da Articolo 21 per avere un’opinione pubblica informata, ci sia anche quella di dare voce a chi è critico su una riforma che tocca la Carta Costituzionale, senza migliorare le carenze di organico e i tempi lunghi del sistema giudiziario. Siamo o no un Paese democratico, dove le opinioni si possono ancora esprimere senza paura di ritorsioni? A volte mi vengono dei dubbi.
Stupisce che esponenti della maggioranza parlamentare abbiano subito raccolto l’invito a fare casino, quando i problemi del nostro Paese, in caduta libera su salari, crescita e sicurezza, sono ben altri. Un po’ più di serietà nei lavori parlamentari aiuterebbe a trovare soluzioni e non colpevoli ai guai in cui ci dibattiamo.
Stupisce che questi due consiglieri non abbiamo avuto parole di apprezzamento per il lavoro di Articolo 21 contro gli stereotipi e il linguaggio di odio, per il Manifesto di Venezia che indica le basi per un corretto uso delle parole quando si scrive di violenza di genere, per l’uso del femminile quando si tratta di incarichi una volta solo ricoperti da uomini, per il grande impegno nelle scuole affinché crescano dei cittadini responsabili. Qualche dubbio legittimo viene: fosse mai che questi due giornalisti siano contro queste battaglie e contro la stessa libertà di stampa? E allora che ci fanno nell’Ordine Nazionale dei Giornalisti?
