Ma quanto fa paura il pensiero critico? Quanto fa paura il dissenso? Quanto fa paura la difesa della Costituzione? Non si spiega altrimenti, l’attacco sferrato in questi giorni ad Articolo 21. Un attacco “sguaiato e disinformato”, lo ha giustamente definito il presidente della FNSI Vittorio di Trapani. E aggiungerei anche pretestuoso.
Perché, sembra chiaro, il fuoco di fila contro un’associazione “scomoda” e non allineata doveva partire, prima o poi. Bisognava trovare una scusa.
E la scusa è arrivata: l’Ordine dei giornalisti ha finanziato un gruppo schierato per il No al referendum. E da qui è partita l’offensiva di ministri e parlamentari della maggioranza. Dimenticando (o fingendo di dimenticare) che i fondi sono stati destinati ad Articolo 21 (come ad altre due associazioni) per i progetti presentati, previsti nel bando. Che Articolo 21 esiste da 24 anni e da sempre si occupa di libertà di pensiero, diritti, valori democratici, difesa della Costituzione. E che la scelta di schierarsi al referendum discende direttamente da questi principi su cui è nata e cresciuta l’associazione.
La vicenda ricorda quello che, già duemila anni fa, scrisse Fedro nella favola del lupo che cerca un pretesto qualsiasi per accusare e poi sbranare l’agnello.
Ma non è Articolo 21 che “inquina” l’acqua della libertà di espressione.
Chi davvero avvelena i pozzi va cercato tra quelli che tentano di imbavagliare l’informazione, che chiedono di punire i non allineati, che ignorano il Media freedom act o le querele temerarie. Che usano il servizio pubblico per una narrazione di parte, che sono allergici al dissenso e al pensiero critico. Intolleranti a ogni forma di controllo e all’equilibrio dei poteri previsto dalla nostra Carta.
Per questo non ho dubbi: sto dalla parte dell’agnello. Dalla parte di Articolo 21.
