Giornalismo sotto attacco in Italia

Mattarella dia un’onorificenza gli informatici del Tribunale di Torino che hanno detto no al software spia

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Tra i “buoni costumi” della democrazia c’è l’assunzione intransigente di responsabilità a prescindere dal proprio tornaconto: questi tecnici sono dei pericolosi sovversivi

Presidente Mattarella, i tecnici informatici che hanno opposto una convinta resistenza alla installazione permanente del software ECM nei computer del Tribunale di Torino meritano una onorificenza, per l’altro senso delle Istituzioni che hanno dimostrato. I fatti sono stati raccontati da Report (sempre più assediato dal Governo Meloni) nella puntata di domenica scorsa, ma vale la pena richiamarli ed inquadrarli nella cornice dovuta, prima che scivolino via con la velocità di una goccia di pioggia sul parabrezza.

Quei tecnici informatici, dopo aver considerato la potenziale pericolosità del software installato dal Ministero della Giustizia su tutti i terminali in uso nei tribunali italiani, hanno fatto una cosa straordinariamente normale: l’hanno disinstallato, garantendo comunque l’aggiornamento e quindi la sicurezza delle macchine.

Nessuna prova che qualcuno avesse abusato di quel programma per spiare atti di indagine segreti, nessun indizio che qualcuno lo avrebbe fatto, ma la semplice certezza che lo si sarebbe potuto fare ha fatto prevale sul conformismo burocratico, il principio di precauzione che fonda da sempre la ragion d’essere stessa della burocrazia di uno Stato. Prudenza e precauzione impongono di evitare di esporre una articolazione così sensibile della Repubblica al rischio dell’abuso di potere e pazienza se a questi basilari principi di buon governo sono sembrati quanto meno sordi tanto il Ministero della Giustizia quanto l’evocata Presidenza del Consiglio, c’è stato chi, da semplice “ruota del carro”, si è preso la briga di farli valere. Questi tecnici informatici hanno obiettato alla burocrazia dell’adempimento, ampiamente praticata in chiave difensiva, a prescindere dall’esito prodotto. Questi tecnici hanno esercitato fino in fondo il mandato costituzionale della sovranità popolare e si sono assunti la responsabilità di resistere, di avvertire, di ottenere una reazione ministeriale, capitolando infine soltanto a fronte di un atto formale del Ministero medesimo che confermava in maniera lapidaria e (per ora) indiscutibile la ortodossia del software.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/31/software-spia-tribunale-torino-ecm-notizie/8273981/


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