L’ultima del ministro Carlo Nordio è quella di vietare ai magistrati che si esprimono per il No alla riforma costituzionale della Giustizia, in particolare sulla separazione delle carriere, di fare riferimento alla P2 di Licio Gelli e al suo Piano di rinascita democratica, perché ciò avrebbe solo lo scopo di alimentare lo “scontro politico e istituzionale” invece di entrare nel merito della sua riforma.
Il tutto nasce dalla risposta che il Guardasigilli ha dato all’interrogazione parlamentare del deputato del Pd Andrea De Maria che gli aveva fatto notare che la separazione delle carriere era all’interno del Piano della P2 e che la Loggia massonica del Venerabile era una organizzazione eversiva che “perseguiva il sovvertimento delle istituzioni democratiche”. Come è stato dimostrato con sentenze passate in giudicato: la bomba alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 ha avuto la P2 di Licio Gelli come mandante, organizzatore e finanziatore della Strage che causò 85 morti e 216 feriti, con esponenti del terrorismo nero, appartenenti a più organizzazioni fasciste, esecutori materiali, Mambro, Fioravanti, Ciavardini, Cavallini e Bellini.
Il ministro Nordio rispondendo a De Maria ha dichiarato, senza vergogna, di non conoscere il Piano di Gelli. In questo scritto Articolo 21 cercherà di aiutare il ministro del Governo Meloni a sopperire, come politico, soprattutto come ex magistrato, alla grave lacuna.
Nel Piano di rinascita democratica la P2 indicava il PM come un “fattore di instabilità” perché autonomo, non controllabile politicamente, in grado di intervenire nei confronti del potere economico e politico. La soluzione proposta da Licio Gelli, guarda caso, era la separazione delle carriere per portare il PM più vicino all’esecutivo: PM e giudici carriere separate e CSM distinti. La P2 considerava le indagini giudiziarie, in particolare quelle su corruzione, affari, intrecci politico-finanziari, un pericolo per “l’equilibrio del sistema”, in sostanza la separazione delle carriere doveva costituire una sorta di scudo per le elite economiche e politiche, ovvero una sorta di protezione preventiva dal controllo giudiziario.
Leggendo le carte della Commissione sulla P2 presieduta da Tina Anselmi, le accuse mosse contro la magistratura erano: politicizzata, ideologizzata e ostile all’ordine costituito, da qui l’idea di Gelli di normalizzare la magistratura, ridurne l’autonomia e limitarne il protagonismo pubblico. Nel centro-destra e nel Governo Meloni le frasi più ricorrenti usate in questi tre anni nei confronti della magistratura: sono state: PM troppo protagonisti, toghe rosse, giustizia a orologeria, magistratura come corpo separato. In queste poche righe si capisce perché è giusto che i magistrati continuino a ricordare il Piano di Gelli, perché non è un problema, come sostiene Carlo Nodio, “politico e istituzionale” ma di salvaguardia della democrazia.
Articolo 21 continuerà a parlarne tutte le volte che verrà invitato a sostegno del NO al referendum. E’ il ministro, non chi sostiene il NO, che dovrebbe darsi una regolata, come ha spiegato molto bene Vincenzo Vita: “siamo in par condicio, Nordio continua a girare l’Italia presentando, senza contradditorio, come invece prevede la legge, il suo libro”. Come ha raccontato lo stesso autore, scritto per spiegare l’importanza di cambiare la Giustizia, quindi a sostegno del Sì al referendum.
Si spera che prima o poi ci sia un garante che si dia una svegliata e intervenga nei confronti del ministro.
