“Bayt-La casa negata”, di AA.VV.
Compagnia Godot, di Bisegna e Bonaccorso.
Maison Godot, Ragusa.
Progetto e adattamento testi di Federica Bisegna.
Costumi di Federica Bisegna.
Scena e regia Vittorio Bonaccorso.
Con Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso, Benedetta D’Amato, Tiziana Bellassai, Lorenzo Pluchino, Rossella Colucci, Alessandra Lelii, Ginevra Cilia, Marco Cappuzzello, Leonardo Cilia.
Attraverso brani di romanzi e poesie dei più grandi autori palestinesi di sempre, tra cui Ghassan Kanafani e Mahmoud Darwish, splendidamente adattati da Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso realizza una mise en espace di grande valore culturale e politico, che raggiunge vette assolute di lirismo e coinvolgimento emotivo. Il tutto a ricordare la tragedia di un popolo, quello palestinese, la cui Storia continua, ostinatamente, nonostante i reiterati tentativi di annientamento, che si protraggono fino ad oggi, alla faccia di una tregua attuata solo sulla carta. Il conflitto israelo-palestinese è stato raccontato da questi grandi letterati arabi non come qualcosa di episodico a cui legarsi per rivendicare unilateralmente giustizia e libertà, ma come occasione per ribadire i grandi principi di umanità che dovrebbero governare il mondo intero, se soltanto gli uomini si rispettassero per quello che sono. Bonaccorso ha dato vita ad una sorta di materializzazione di questi inarrivabili versi attraverso i corpi attoriali, creando così uno spazio fittizio, quello del palcoscenico, in cui finalmente uomini e donne palestinesi potessero liberamente esprimere le loro sofferenze e i loro dolori insieme alle loro speranze e ai loro desideri più intimi e assoluti. Il pubblico ha così assistito ad una sorta di grande Messa, con la poesia a fungere da preghiera non rivolta ad un Dio ma all’Uomo, che si è allontanato dai valori che lo contraddistinguono come essere pensante e dotato di sentimenti. Il valore universale della parola non ha confini, siamo tutti chiamati a darne testimonianza tangibile. Non uno uomo si salverà, se soltanto un uomo verrà ucciso, al di là del suo essere colpevole o meno. La terra per i palestinesi è fatta del sangue dei propri avi, così come per gli israeliani, perchè per essa entrambi questi popoli hanno dato la vita, e l’unica soluzione a questo sterminio ancora in atto sarà unire questa terra facendola attraversare da un unico fiume di sangue, che ridia vita e fertilità a chi la abita, per parafrasare i grandi scrittori israeliani, citati sulla scena, David Grossman e Amos Oz. Questi prodigiosi testi in lingua araba possono essere paragonati per intensità lirica e passione civile ai grandi testi dei tragici greci, capaci di affrontare il tema della guerra riportandolo dentro l’alveo, non contingenziale, del concetto di umanità sconfitta, che potrà trovare una rivalsa, pena la sua definitiva sparizione, solo dentro le ragioni del riconoscimento dell’altro come portatore di diversità essenziali alla sopravvivenza stessa dell’Uomo. La prevaricazione non può che condurre alla guerra, come recita uno dei brani più intensi rappresentati, non come diretta conseguenza vendicativa ma come necessaria conclusione di una follia impossibile da reggere per qualsiasi essere umano. Straordinaria tutta la Compagnia GoDoT nel tenere per quasi due ore il pubblico sospeso tra emozione e commozione, realizzando uno spettacolo memorabile per intensità e coinvolgimento.
Prossime repliche, 12-13-14 dicembre.
