La riflessione sul nesso tra Costituzione, cittadinanza e parità di genere rappresenta oggi uno dei temi più rilevanti del dibattito pubblico e scientifico. In un contesto caratterizzato da rapide trasformazioni sociali, economiche e culturali, torna con forza l’esigenza di interrogarsi sulla capacità del testo costituzionale di orientare la vita democratica del Paese, non come repertorio statico di norme, ma quale struttura dinamica e inclusiva della comunità politica. La Costituzione, infatti, non soltanto enuncia principi e diritti, ma delinea un progetto di società che richiede un continuo processo di interpretazione e attuazione. In tale prospettiva, l’adozione di uno sguardo di genere costituisce un passaggio imprescindibile per valutare criticamente il grado di effettività dei valori fondativi della Repubblica, evidenziando le aree in cui permangono asimmetrie e ritardi rispetto al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3. È dentro questa cornice teorica e civile che si colloca il progetto La Costituzione diffusa, che intende restituire voce, profondità e vitalità al costituzionalismo repubblicano attraverso un percorso di studio, confronto e divulgazione.
Promosso da Noi Rete Donne in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali (DUMAS) dell’Università di Sassari, il progetto si inserisce nel solco di una lunga tradizione di studi e pratiche volti a restituire al testo costituzionale la sua natura di “organismo vivente”, capace di interpretare e accompagnare le trasformazioni della società. Come ricordava Costantino Mortati, la Costituzione non è solo un insieme di norme, ma “la forma giuridica di un dato equilibrio sociale”. È dunque in quell’equilibrio – tutt’altro che raggiunto – tra uomini e donne che occorre misurare l’attuazione sostanziale dei principi fondativi della Repubblica. Le donne non costituiscono una minoranza numerica, ma spesso restano trattate come tale nei processi decisionali, nella vita economica e nel circuito della rappresentanza. È una contraddizione che già le madri costituenti – da Nilde Iotti a Teresa Mattei – intravedevano con chiarezza. Iotti, in Assemblea Costituente, affermò: “L’emancipazione femminile è misura della qualità democratica di una Repubblica”. Una frase che, a distanza di quasi ottant’anni, conserva un’evidente attualità. Il progetto si propone di mettere in luce come il diritto costituzionale – nella sua dimensione formale e in quella “vivente” – incida sulle diverse fasi dell’esistenza delle donne: istruzione, accesso al lavoro, partecipazione politica, rappresentanza. Una prospettiva di genere non costituisce una forzatura interpretativa, ma una necessaria ricostruzione del significato profondo dei principi enunciati nel 1948.
L’evento inaugurale è dedicato all’articolo 1 della Costituzione, che definisce l’Italia come “Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il lavoro – ha osservato Sabino Cassese – non è soltanto un’attività economica, ma “il contributo che ciascuno offre alla vita collettiva”. In questa interpretazione ampia e inclusiva, il lavoro diventa terreno privilegiato per misurare la capacità dello Stato di garantire pari dignità sociale a tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso. Ed è proprio sul terreno del lavoro che persistono asimmetrie profonde. Nonostante le donne in Italia primeggino nei risultati scolastici e universitari, la transizione verso la vita professionale segnala ancora un differenziale sistemico che penalizza competenze, retribuzioni e progressione di carriera. Come ha osservato la giurista Alessandra Algostino, “il divario di genere nel lavoro è la spia più evidente dell’incompiutezza della democrazia costituzionale”. La prima dimensione su cui intervenire, per promuovere una rappresentanza equilibrata tra i generi, è indubbiamente culturale: la Costituzione, scrive Gustavo Zagrebelsky, “non è un testo che si limita a proibire: indica una direzione” e, perché quella direzione possa essere seguita, occorre rimuovere gli ostacoli – diretti e indiretti – che continuano a ostacolare la piena partecipazione delle donne alla vita sociale, economica e istituzionale. Tale rimozione non comporta un vantaggio “di categoria”, ma un investimento sulla qualità democratica generale del Paese. Come ricordava spesso Tina Anselmi, “la democrazia può prosperare solo se valorizza tutte le energie che la compongono”.
La sfida lanciata dal progetto La Costituzione diffusa consiste proprio nel trasformare il testo costituzionale in una pratica quotidiana, accessibile e condivisa; secondo la definizione di Leopoldo Elia, una Costituzione che viva realmente nelle istituzioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nella cultura e nella rappresentanza politica. Perché ciò avvenga, è necessario che la prospettiva di genere non sia un capitolo aggiuntivo, ma un criterio interpretativo fondamentale. Leggere la Costituzione “con gli occhi delle donne” non significa modificarne il senso, bensì completarne l’attuazione; un passo necessario verso quella democrazia paritaria che le Madri costituenti avevano intuito e che oggi, più che mai, appare come condizione imprescindibile di un ordinamento repubblicano pienamente realizzato.
In ultima analisi, il progetto di Noi Rrete Donne si configura come un invito a riappropriarsi della Costituzione non soltanto come patrimonio giuridico, ma come risorsa civica capace di orientare scelte individuali e collettive. La sua diffusione, se radicata in una consapevolezza critica e inclusiva, consente di comprendere che il progresso democratico non può prescindere dal riconoscimento pieno della soggettività femminile e dal superamento delle barriere – culturali, economiche e istituzionali – che ne limitano ancora l’espressione. Rafforzare la dimensione “vivente” della Costituzione significa, dunque, consolidare un modello di cittadinanza nel quale la parità di genere non sia obiettivo settoriale, ma asse portante dell’identità costituzionale del Paese; un passo necessario affinché la Repubblica possa realmente definirsi democratica, fondata sul lavoro e, soprattutto, fondata sull’eguaglianza sostanziale di tutte e di tutti.
