In Israele, il primo ministro Netanyahu non se la passa meglio. Secondo i sondaggi non è favorito per vincere le prossime elezioni del 27 ottobre. Nello specifico, da dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, 4 rilevazioni su 5 non danno la maggioranza alla coalizione che lo sostiene. Quella intorno al primo ministro israeliano è una maggioranza a rischio. La Knesset è composta da 120 seggi e, quindi, per governare bisogna averne almeno 61, la metà più uno. Nessun partito israeliano arriva mai da solo a 61: alle elezioni del 2022 il più votato, il Likud di Netanyahu, ne ha presi 32, poco più di un quarto e quindi, ovviamente, chi vuole governare deve allearsi con altri partiti. Dal dicembre 2022 il Likud sta in piedi con l’ausilio di quattro alleati, i partiti religiosi e la destra radicale. Insieme, quei cinque partiti nel 2022 hanno ottenuto 64 seggi, tre in più del minimo. Oggi secondo le rilevazioni, il Likud otterrebbe 22 seggi, contro i 32 del 2022,quando, nell’agosto 2025, aveva incorporato New Hope, il partito di destra dell’ex ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Nei sondaggi il partito più votato è Yashar, la formazione nata attorno a Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito, che alle ultime elezioni non esisteva e che ora viene data fra i 22 e i 25 seggi. Sull’altro fronte, nell’aprile 2026 gli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid hanno deciso di presentarsi insieme.
La Russia di Putin non sta vincendo la guerra contro l’Ucraina, nonostante il netto disimpegno americano sul piano del rifornimento di armi strategiche e di intelligence. Dopo quattro anni di conflitto, e con un inverno alle porte, i confini delineati sul campo non rispecchiano i desiderata dello zar che vorrebbe un Donbass russo a tutti i costi. Nella finanziaria russa mancano soldi, nonostante l’accordo tra Trump e Putin sulla vendita agli Stati Uniti di carburante diesel da parte della Russia e “l’intesa” sulla tregua tra Mosca e Kiev, che si sarebbero impegnate a non bombardare i siti dell’energia.. Basta osservare le cifre contenute nella Finanziaria federale 2027 per capire le difficoltà in cui si dibattono oggi i russi. Il budget per la Difesa (205 miliardi di dollari) sarà del 26% superiore al previsto: ossia 375% in più rispetto a quello del 2021, prima dell’intervento in Ucraina. Per gli analisti tedeschi il Cremlino ha speso negli ultimi 5 anni per l’Operazione militare speciale 692 miliardi. Per il 2027 sono previsti tagli alla Sanità del 5,5%, alla Scuola del 5,4%, ai Programmi sociali del 6%.
Se l’alleanza sovranista e di destra che guida il mondo globale dovesse andare in crisi, qualcuno un giorno chiederà il conto a Giorgia Meloni, grande amica di Trump (“Spero che un giorno potremo dare il Nobel per la pace a Donald Trump”), di Netanyahu (“Pieno supporto a Israele”), e nel tempo anche di Putin ( “La Russia fa strutturalmente parte del sistema di valori europei, ne difende l’identità cristiana e combatte il fondamentalismo islamico”).
