Emfa, la grande incompiuta

Trump, Putin, Netanyahu: l’asse del potere che traballa

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Qualcosa scricchiola e traballa nell’asse di potere della destra sovranista globale guidato da Trump, Putin e Netanyahu. A pochi giorni dalle elezioni di Midterm, tutto sembra girare storto per il presidente americano. Secondo un sondaggio di Fox News, il presidente ha toccato un nuovo minimo storico nel suo indice di gradimento, relativo ai suoi due mandati. Meno di un quarto degli elettori registrati, il 22%, approva l’operato di Trump in materia di inflazione. Nel frattempo, i prezzi continuano a salire vertiginosamente. L’inflazione ha raggiunto il 3,7% nell’ultimo indice dei prezzi al consumo . L’aumento è stato trainato dai costi del carburante, ma anche dagli incrementi in altri settori. I prezzi alla produzione di settembre hanno registrato l’aumento mensile più rapido da marzo 2022 e il tasso annuo più alto da dicembre 2022, quando l’inflazione aveva toccato il massimo livello degli ultimi 40 anni. Molti analisti prevedono un disastroso risultato per i repubblicani, alla Camera e al Senato, dove persino il Texas, storica roccaforte conservatrice, potrebbe finire nelle mani del candidato democratico Talarico, in testa nei sondaggi.Le cause di questo disastro devono essere ricercate nello shock petrolifero causato dalla guerra di Trump contro l’Iran, nello sconvolgimento degli equilibri di due rotte commerciali globali, nella politica fallimentare dei dazi che dovevano rilanciare il settore manifatturiero, e una più generale confusione in politica estera con la sospensione delle sanzioni contro la Russia, i rapporti sempre più incrinati con l’Ucraina, i contrasti con Unione europea e Nato, l’atteggiamento ondivago con Israele, e molto altro ancora. 

In Israele, il primo ministro Netanyahu non se la passa meglio. Secondo i sondaggi non è favorito per vincere le prossime elezioni del 27 ottobre. Nello specifico, da dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, 4 rilevazioni su 5 non danno la maggioranza alla coalizione che lo sostiene. Quella intorno al primo ministro israeliano è una maggioranza a rischio. La Knesset è composta da 120 seggi e, quindi, per governare bisogna averne almeno 61, la metà più uno. Nessun partito israeliano arriva mai da solo a 61: alle elezioni del 2022 il più votato, il Likud di Netanyahu, ne ha presi 32, poco più di un quarto e quindi, ovviamente, chi vuole governare deve allearsi con altri partiti.  Dal dicembre 2022 il Likud sta in piedi con l’ausilio di quattro alleati, i partiti religiosi e la destra radicale. Insieme, quei cinque partiti nel 2022 hanno ottenuto 64 seggi, tre in più del minimo.  Oggi secondo le rilevazioni, il Likud otterrebbe 22 seggi, contro i 32 del 2022,quando, nell’agosto 2025, aveva incorporato New Hope, il partito di destra dell’ex ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.  Nei sondaggi il partito più votato è Yashar, la formazione nata attorno a Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito, che alle ultime elezioni non esisteva e che ora viene data fra i 22 e i 25 seggi. Sull’altro fronte, nell’aprile 2026 gli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid hanno deciso di presentarsi insieme. 

La Russia di Putin non sta vincendo la guerra contro l’Ucraina, nonostante il netto disimpegno americano sul piano del rifornimento di armi strategiche e di intelligence. Dopo quattro anni di conflitto, e con un inverno alle porte, i confini delineati sul campo non rispecchiano i desiderata dello zar che vorrebbe un Donbass russo a tutti i costi. Nella finanziaria russa mancano soldi, nonostante l’accordo tra Trump e Putin sulla vendita agli Stati Uniti di carburante diesel da parte della Russia e “l’intesa” sulla tregua tra Mosca e Kiev, che si sarebbero impegnate a non bombardare i siti dell’energia.. Basta osservare le cifre contenute nella Finanziaria federale 2027 per capire le difficoltà in cui si dibattono oggi i russi. Il budget per la Difesa (205 miliardi di dollari) sarà del 26% superiore al previsto: ossia 375% in più rispetto a quello del 2021, prima dell’intervento in Ucraina. Per gli analisti tedeschi il Cremlino ha speso negli ultimi 5 anni per l’Operazione militare speciale 692 miliardi. Per il 2027 sono previsti tagli alla Sanità del 5,5%, alla Scuola del 5,4%, ai Programmi sociali del 6%. 

Se l’alleanza sovranista e di destra che guida il mondo globale dovesse andare in crisi, qualcuno un giorno chiederà il conto a Giorgia Meloni, grande amica di Trump (“Spero che un giorno potremo dare il Nobel per la pace a Donald Trump”), di Netanyahu (“Pieno supporto a Israele”), e nel tempo anche di Putin ( “La Russia fa strutturalmente parte del sistema di valori europei, ne difende l’identità cristiana e combatte il fondamentalismo islamico”).


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