Se un bambino di undici anni diventa un nemico, sono necessarie molte domande. Una in particolare: cosa stiamo diventando? Perché, da giornalista, vedere la penosa caccia al bimbo ed alla sua famiglia in tv e sui giornali, mi ha profondamente turbato. Sono peraltro convinto che la Carta di Treviso, che aveva definito in modo chiaro i limiti deontologici ed etici che non dovevano essere superati nel trattare vicende che riguardano i minori, sia stata aggirata e violata.
Il Ministro della Giustizia Nordio annuncia, trionfalmente, che mai come in questa occasione erano stati effettuati così tanti arresti di minori. Non solo: si sta studiando come ampliare gli spazi per rinchiuderli in prigione. Più celle, invece che più aule scolastiche.
Nell’ennesimo decreto sull’ordine pubblico si prevedono pene per i minori, colpevoli del nuovo reato di violenza nelle manifestazioni di piazza, spropositate rispetto a reati già esistenti e assai più gravi.
Si spalancano le porte delle prigioni per i minori, si chiudono quelle della scuola che punta ad essere selettiva e a individuare percorsi “differenziali” per chi ha più difficoltà. Una scuola che nega, allo stesso tempo, l’educazione affettiva e sessuale.
Questo governo detesta i giovani e persegue i minori. Risponde cioè con la repressione e il manganello alla richiesta di futuro, al disagio sociale, alla povertà. Perché, naturalmente, sono i più poveri, come sempre, ad essere i più esposti. Questo governo non offre soluzioni, offre punizioni. Sulla scia della cultura di estrema destra alla quale si ispira, senza nasconderlo.
Del resto, i militari in strada rispondono perfettamente a questa logica. Assai meno a quell’obbligo democratico che dovrebbe affidare soltanto a Polizia e Carabinieri compiti di ordine pubblico.
Vanno al macero anni di lavoro, di ricerca, di cultura dell’educazione al recupero dei ragazzi prima del compimento del diciottesimo anno. Con un colpo di spugna non si riconosce più la differenza tra un bambino, un adolescente ed un adulto, non si riconosce più la differenza tra personalità in formazione e personalità già formate. Si deresponsabilizzano gli adulti e la società nel loro compito primario di educazione dei minori. La risposta è: carcere.
Fermiamoci finché siamo in tempo.
