Tremila persone in strada per ribadire che la violenza neofascista non ha diritto di cittadinanza. Milano ha risposto così all’aggressione squadrista del liceo Einstein, facendo l’unica cosa che andava fatta: riprendersi lo spazio democratico. A una settimana dal raid che ha mandato in sala operatoria un ragazzo di venticinque anni con il cranio spaccato – dodici contro uno per aver staccato un manifesto di Blocco Studentesco – la città ha presentato il conto politico. In corteo c’erano i collettivi studenteschi, gli universitari, l’Anpi, le delegazioni sindacali e i cittadini per chiedere con forza l’applicazione integrale delle leggi Scelba e Mancino e lo scioglimento immediato delle organizzazioni neofasciste. Perché girarsi dall’altra parte davanti all’ennesimo episodio di violenza squadrista significa garantire copertura e agibilità politica a chi usa le bottiglie e i calci in testa per marcare il territorio. Il pestaggio dell’Einstein è esattamente questo, il risultato diretto di questa tolleranza cronica. Ieri però un altro argine è stato alzato. La manifestazione che ha attraversato le strade di Milano ha strappato il velo di indifferenza, ricordando a chi governa che l’antifascismo non è relegato ai libri di storia, ma è una pratica democratica quotidiana sancita dalla nostra Costituzione. Da qui Milano non arretra.
